Un oscuro film pretende di svelare la verità su Bologna. Ma è la solita “trama nera”…

È annunciata per il 29 maggio l’uscita di Bologna 2 agosto… i giorni della collera, una pellicola colpevolista sulla strage di Bologna. La presentazione del film sulla stampa specializzata fa pensare a un progetto che sarebbe riduttivo definire ambizioso. Il film «vuole raccontare ai giovani i fatti affinché non dimentichino», si legge sull’articolo di Ansa Cultura. «Giunge a colmare un vuoto e un silenzio che una società civile fondata su principi democratici non può permettersi di avere», si legge su movieplayer.it, mentre per cinemamente.com il film sarà ”

la prima ricostruzione cinematografica della drammatica stagione del terrorismo in Italia”. Chiunque si sia occupato anche solo incidentalmente della strage di Bologna sa che parlare di «fatti», di «vuoti colmati» e di «ricostruzioni» fedeli è quanto mai imprudente. La strage di Bologna resta uno dei grandi misteri d’Italia, nonostante una sentenza passata in giudicato che ne ha identificato gli esecutori negli ex Nar Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e Luigi Ciavardini. Su quella sentenza sembrano appiattirsi gli autori, senza però cogliere la natura estremamente controversa della verità giudiziaria e la complessità della vicenda storica.

Proprio quella sentenza, infatti, ha in qualche modo infittito il mistero, perché non solo non ha spiegato chi fossero i mandanti, ma non è nemmeno riuscita a chiarire come, perché e con quale dinamica i tre colpevoli avrebbero agito. Ha lasciato così tante lacune da spingere alla creazione di un comitato innocentista (“E se fossero innocenti?”, appunto) da parte di un ampio fronte di politici e intellettuali, prima di tutto di sinistra. Soprattutto, ha lasciato così tante lacune che a oltre 30 anni di distanza dalla strage è stato aperto un fascicolo bis, aperto sulla base di rivelazioni e indizi in parte emersi dopo gli anni del processo, in parte recuperati proprio dalle carte giudiziarie e messi in relazione in un’ottica nuova. Un’ottica che prima era stata trascurata per seguire la pista nera, che – è bene ricordarlo – fu indicata a macerie ancora fumanti dall’allora ministro dell’Interno Francesco Cossiga. Undici anni dopo, nel 1991, da presidente della Repubblica, Cossiga spiegò di essere stato fuorviato dai servizi segreti e si scusò per quelle parole, che avevano affibbiato l’etichetta di stragista a un intero ambiente politico.

Nel 2009, quando si iniziò a parlare del progetto, il co-regista, l’esordiente Daniele Santamaria, che si fa chiamare Mickey Capo, rilasciò un’intervista all’Unità in cui affermava che «con una sceneggiatura accurata faremo capire molto bene chi sono stati quei soggetti che hanno assicurato l’impunità ai mandanti della strage». Una robetta da niente, insomma, che non è riuscita a decine di magistrati in un numero imbarazzante di gradi di giudizio, a storici, a giornalisti, a commissioni parlamentari e a parenti delle vittime che, pur sposando la tesi colpevolista, lamentano al pari degli innocentisti l’assenza di una cornice per quello che resta uno dei più efferati delitti della storia repubblicana. Lo stesso Paolo Bolognesi, presidente storico dell’associazione vittime di Bologna e oggi deputato del Pd, ha preso le distanze dal film, che pure, a quanto ha riferito, è stato modificato in base alle sue richieste.

«Siamo stati coinvolti tempo fa, ci hanno fornito la sceneggiatura, ma l’abbiamo ritenuta non valida e abbiamo detto che se volevano il nostro appoggio avrebbero dovuto modificare parecchie cose. In seguito alle nostre osservazioni, qualche cambiamento era stato fatto, ma secondo noi non era abbastanza», ha detto a Libero nel 2012, quando furono terminate le riprese del film che, nei progetti originari, doveva essere presentato nelle sale nel 2010.

Del resto, non è un caso se, come ricordava lo stesso Mickey Capo all’Unità, «molti operatori, oggi, mi comunicano che avrebbero voluto realizzare (un film su Bologna, ndr), ma che non hanno poi mai fatto». Ora il film c’è e a presentarlo sono un co-regista alle prime armi, un regista, Giorgio Molteni, nella cui filmografia si segnala in particolare la fiction Capri, e una casa di produzione, la Telecomp planet film production, di cui in rete non si riesce nemmeno a trovare il sito e il cui patron, a quanto si capisce e a meno di straordinarie coincidenze, è quel Virginio Moro noto molto più come gestore di locali da ballo che come produttore. Ancora nel 2012 Paolo Bolognesi disse: «Vedremo il film e poi diremo che ne pensiamo». È quello che andrebbe sempre fatto in circostanze del genere, ma la sensazione della vigilia è che di questo film davvero non si sarebbe sentita la mancanza.