Un milione di studenti in scuole fatiscenti e “a rischio”. Ma dove sono finiti i fondi promessi da Renzi?

Per il piano straordinario di edilizia scolastica, Matteo Renzi si era giocato le slide migliori. Lo aveva inserito ai primi posti, 80 giorni fa, illustrando le priorità del suo governo. Oggi di quel piano è rimasta solo la foto del premier sorridente tra i bambini, tutti con le mani alzate per battere il cinque. Tutta un’altra narrazione rispetto all’indagine diffusa dal Censis sulla scuola. Degli oltre 41.000 edifici scolastici statali, il Censis stima che in 24.000 gli impianti (elettrici, idraulici, termici) non funzionano, sono insufficienti o non sono a norma. Sono 9.000 le strutture con gli intonaci a pezzi. In 7.200 edifici occorrerebbe rifare tetti e coperture. Sono 3.600 le sedi che necessitano di interventi sulle strutture portanti (tra queste mura 580.000 ragazzi trascorrono ogni giorno parecchie ore) e 2.000 le scuole che espongono i loro 342.000 alunni e studenti al rischio amianto. Edifici malandati e vetusti: più del 15% è stato costruito prima del 1945, altrettanti datano tra il ’45 e il ’60, il 44% risale all’epoca 1961-1980, e solo un quarto degli stabili è stato costruito dopo il 1980. Sulla base delle risorse stanziate e dei ritardi di spesa accumulati, alla fine del 2013 il Ministero delle infrastrutture stimava in 110 anni il tempo necessario per mettere in sicurezza tutti gli edifici scolastici italiani. Sempre secondo l’indagine del Censis, di lavori se ne fanno pochi, e quando si fanno sono fatti male. Secondo le valutazioni dei dirigenti scolastici, che hanno considerato la qualità degli interventi realizzati in più di 10.000 edifici scolastici pubblici negli ultimi tre anni, sono più di un quarto le strutture in cui sono stati effettuati lavori ritenuti scadenti o inadeguati. E l’Operazione edilizia scolastica sbandierata dal governo Renzi? L’intervento per censire le priorità d’intervento e le risorse necessarie, cui hanno aderito 4.400 Comuni, è fermo al palo. Dal primo aprile sarebbe dovuta attivarsi una specifica unità di missione, ma non è pervenuta: forse era un pesce d’aprile? Non pervenuti anche i cosiddetti “atti tecnici”, dal DEF ai decreti attuativi, che sarebbero dovuti essere realizzati entro il 30 aprile. Delle promesse del premier, per ora, c’è solo la slide.