Tutti contro tutti alla Procura di Milano. Bruti Liberati reagisce e attacca Robledo

E’ un tutti contro tutti, oramai, alla Procura di Milano. Il procuratore aggiunto Alfredo Robledo contro il suo capo Bruti Liberati, la Bocassini a favore di Bruti Liberati, Pomarici a favore di Robledo e contro la Bocassini e Bruti Liberati. Si fa sempre più duro lo scontro all’interno dell’ufficio giudiziario milanese la cui gestione, contestata, è stata portata all’attenzione del Consiglio Superiore della Magistratura dallo stesso Robledo che ha accusato il suo capo Bruti Liberati di gestire in maniera personalistica l’ufficio e, in particolare, alcune inchieste che, sempre secondo l’accusa di Robledo, sono state assegnate da Liberati con criteri non ortodossi.
Trascinato di fronte ai consiglieri del Csm, accusato anche dal pm Ferdinando Pomarici di aver assegnato, in maniera “anomala” l’indagine su Ruby al capo della Procura della Dda, cioè la Direzione Distrettuale Antimafia, Ilda Bocassini, Bruti Liberati reagisce accusando ora, a sua volta, Robledo di aver «determinato un reiterato intralcio alle indagini» sull’Expo con le sue iniziative.
Il nodo è un doppio pedinamento – proprio per “colpa” di Robledo, secondo Bruti Liberati – che ha rischiato di compromettere l’inchiesta stessa.
Con una nota inviata ieri al Csm – che deve valutare la fondatezza delle accuse di Robledo – il capo dell’ufficio ha messo in fila i rilievi al suo aggiunto per il comportamento tenuto nell’inchiesta sull’Expo. Contestazioni che non aveva potuto esplicitare il 15 aprile scorso quando venne ascoltato dai consiglieri di Palazzo dei marescialli, perché allora l’indagine era ancora coperta dal segreto. Sette pagine fitte, corredate di otto allegati, e nessuno sconto al collega che non ha voluto apporre il proprio visto alle sette richieste di misure cautelari per altrettanti indagati, con la motivazione di non essere stato posto dal procuratore in condizioni di compiere le sue valutazioni, per mancanza di informazioni, «in violazione della normativa».
Robledo, reagisce Bruti Liberati, «ha avuto la piena disponibilità di tutto il fascicolo e costante informazione sullo sviluppo delle indagini», cerca di smentirlo Bruti. E questo è avvenuto, incalza il capo dell’ufficio giudiziario milanese, «sin dalla primavera del 2012», da quando cioè le indagini nate nell’ambito di un procedimento della Dda di Ilda Boccassini sono state coassegnate anche al Dipartimento sui reati contro la pubblica amministrazione di cui l’aggiunto è responsabile.
Per questo è stata «del tutto pretestuosa», sostiene Bruti Liberati, la sua richiesta di un anno dopo di avere in visione tutti gli atti, così come «inammissibile nella forma e nella sostanza» l’istanza di un mese prima di trasferire in esclusiva l’indagine al suo Dipartimento, senza che fosse emerso «alcun nuovo elemento» che la giustificasse. Un atto che avrebbe comportato «inevitabilmente» un «grave ritardo» alla indagini.
Nel novero degli intralci, Bruti – che rivendica come risultato delle proprie decisioni la «eccezionale celerità» delle indagini – mette anche la vicenda del doppio pedinamento: «pur essendo costantemente informato del fatto che era in corso un’attività di pedinamento e controllo su uno degli indagati svolta da personale della polizia giudiziaria, Robledo ha disposto, analogo servizio delegando ad altra struttura della stessa Gdf e solo la reciproca conoscenza del personale che si è incontrato sul terreno ha consentito di evitare gravi danni alle indagini».
Ma a carico del suo aggiunto c’e’ di più, sostiene Bruti Liberati: inviando il mese scorso al Csm copie di atti di questo procedimento, allora ancora «in delicatissima fase di indagine», Robledo «ha posto a grave rischio il segreto delle indagini».
Ma se il rapporto Bruti-Robledo sembra ormai definitivamente compromesso, non mancano distinguo da parte di altri magistrati della Procura.
Uno degli aggiunti storici, Ferdinando Pomarici, ascoltato oggi dal Csm, ha ribadito le sue perplessità già messe nere su bianco in una lettera al procuratore, sull’assegnazione del fascicolo Ruby a Boccassini: una scelta «anomala», vista la palese estraneità alle competenze della Dda. Così come Pomarici ha confermato il dissenso esplicito suo e degli altri pm dell’ufficio esecuzione sulla concessione al direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, condannato alla reclusione per diffamazione, della detenzione domiciliare, senza che questi ne avesse fatto richiesta: Bruti voleva che si facesse un “unicum” per Sallusti, cioè una deroga che valesse solo per lui, ma noi ci opponemmo, ha riferito Pomarici.
Mentre l’aggiunto Francesco Greco, responsabile del pool sui reati finanziari, ha respinto come infondata l’accusa di Robledo di un’iscrizione tardiva dell’ex-governatore della Lombardia Roberto Formigoni nel registro degli indagati per corruzione in relazione al filone San Raffaele-Maugeri, avallando la tesi già sostenuta dal procuratore ma ha anche raccontato i dettagli della questione Sea-Gamberale: Robledo ha accusato Bruti Liberati di aver dimenticato il fascicolo Sea-Gamberale in cassaforte, vicenda ammessa dallo stesso Bruti Liberati. Greco, difendendo il suo procuratore capo, ha sostenuto che si è trattato di un atto «incolpevole».