Torna di moda lo show delle manette in tv. Stiano attenti, è un grave errore

L’immagine dell’ex ministro dell’Interno Claudio Scajola tra due poliziotti della Dia colpisce molto e ricorda per certi versi la famosa e mai dimenticata foto dell’arresto di Enzo Tortora. Pur condividendo le parole del procuratore della Repubblica di Reggio Calabria quando dice che la legge è uguale per tutti e al di là di quanto dovesse emergere sulle responsabilità penali dell’esponente politico, va detto che le immagini finite sui siti di informazione fanno intanto pensare che la spettacolarizzazione non è uguale per tutti.

Se la procura reggina ha chiesto la custodia cautelare in carcere per Scajola avrà avuto i suoi motivi, se un giudice per le indagini preliminari ha concesso gli arresti significa che questi motivi sono risultati fondati al primo vaglio previsto dal nostro ordinamento, ma se il presunto favoreggiamento alla latitanza dell’ex deputato Matacena l’avesse commesso un cittadino meno potente e meno famoso di Scajola probabilmente la scenografia dell’arresto sarebbe stata più sobria e più riservata. In sostanza a guardare l’iconografia dell’inchiesta reggina sembra quasi che l’ex ministro sia stato anche lo scalpo mediatico da offrire a un’opinione pubblica assetata di giustizialismo quando sul banco degli accusati c’è un politico. In altri momenti storici si è registrata più sobrietà in questi casi e se c’è da arrestare l’ex ministro dell’Interno possono bastare due ufficiali in borghese e l’allontanamento della stampa. Quando il giudice ordinò il ritiro del passaporto a Silvio Berlusconi l’Arma dei Carabinieri mandò a Palazzo Grazioli un autorevole generale in borghese a svolgere il compito assegnatole, dimostrando tatto in una vicenda delicata e ottenendo lo stesso il risultato richiesto.

A prescindere da come finirà la vicenda giudiziaria, il modo spettacolare con cui procura e Dia hanno deciso di agire rende più profondo il solco che c’è tra politica e magistratura e tra politica e cittadini, con un danno per la democrazia italiana. In quella foto del ministro tra due poliziotti antimafia c’è tanto revanchismo, c’è lo scontro cruento degli ultimi venti anni tra toghe e politici, c’è la visione evidente di una scarsa leale collaborazione tra poteri dello Stato. Così la politica sarà ancora più diffidente della magistratura e la magistratura ancora più accanita con la politica.

La stessa immagine, poi, serve ad allontanare ancor più i cittadini dalla politica, serve a dare ossigeno a Grillo e all’antipolitica, a scatenare negli elettori un disgusto verso la classe dirigente senza distinguere persone e responsabilità.

Concludendo si può dire che una volta deciso di arrestare chi ha guidato il Viminale si poteva farlo con più garbo, evitando uno show che non fa bene a nessuno.