Thailandia, golpe militare: sospesa la Costituzione, arrestati esponenti politici, oscurate le tv

Era un golpe atteso già da diversi mesi. Ed è arrivato. L’esercito thailandese ha annunciato giovedì mattina un colpo di Stato, in un discorso televisivo alla nazione tenuto dal capo di stato maggiore Prayuth Chan-ocha. L’esercito ha preso il potere «per ripristinare l’ordine e spingere per il raggiungimento di riforme politiche», ha detto Prayuth annunciando il golpe, il 12° dal 1932 nel Paese. L’annuncio è arrivato al termine del secondo incontro con le principali parti politiche in un complesso militare della capitale, che è stato circondato dai soldati pochi minuti prima del proclama di Prayuth. Oscurate le altre trasmissioni tv. Martedì l’esercito aveva proclamato la legge marziale (negando che si trattasse dell’ennesimo golpe nel Paese) dopo sei mesi di crisi politica e scontri di piazza che hanno causato 28 morti e oltre 800 feriti. I rappresentanti delle forze politiche thailandesi – tra cui esponenti della maggioranza e dell’opposizione, nonché dei movimenti extraparlamentari pro e contro il governo – sono stati presi in custodia dai militari al termine della riunione a cui è seguito l’annuncio del colpo di Stato. Lo riferiscono i media thailandesi. Non è ancora chiaro dove si trovi l’ex primo ministro ad interim Niwatthamrong Boonsongpaisan, che non era presente a quella riunione. La voce secondo cui aveva trovato rifugio all’interno dell’ambasciata statunitense è stata smentita direttamente all’Ansa da un portavoce della sede diplomatica. L’esercito ha imposto il coprifuoco nel Paese. «Nessuno sarà autorizzato a lasciare il proprio domicilio tra le 22 e le 5», ha detto un portavoce delle forze armate. Le “camicie rosse” pro-governative thailandesi hanno annunciato rappresaglie contro il colpo di Stato appena annunciato. «Ora sì che è un golpe: aspettatevi rappresaglie», si legge infatti in un tweet dell’account ufficiale del “Fronte unito per la democrazia” fedele all’ex premier Thaksin Shinawatra, a sua volta deposto da un golpe nel 2006. Quattro anni fa, le “camicie rosse” occuparono il centro di Bangkok per oltre due mesi contro l’allora governo di Abhisit Vejjajiva, salito al potere solo grazie a un ribaltone parlamentare manovrato dai militari. La protesta fu repressa dall’esercito, causando 91 morti e duemila feriti. L’esercito thailandese ovviamente ha sospeso la Costituzione, proclamata nel 2007 dalle stesse forze armate in seguito al golpe dell’anno precedente. Il Senato, la magistratura e «altre organizzazioni indipendenti» continueranno a funzionare regolarmente. Il Parlamento è stato sciolto lo scorso dicembre dall’allora premier Shinawatra in vista delle elezioni di febbraio, poi annullate dopo l’ostruzionismo dei manifestanti anti-governativi. L’esercito aveva preparato l’attuale Carta dopo aver estromesso dal potere il primo ministro Thaksin Shinawatra – fratello di Yingluck – con un colpo di Stato e inserendo nel testo costituzionale una serie di norme per limitare il potere elettorale del magnate ora in auto-esilio.