Thailandia: arrestato l’ex premier, licenziata giornalista per una foto anti-golpe

La nuova giunta militare thailandese ha arrestato l’ex primo ministro Yingluck Shinawatra dopo il colpo di stato di giovedì scorso. Shinawatra e due suoi familiari sono detenuti in una base militare. La conferma arriva da una fonte del suo partito Puea Thai, che era presente quando l’ex capo del governo si è presentato alla convocazione della giunta. I militari hanno inoltre ordinato ad altre 35 persone – tra cui molti esponenti accademici considerati pro-democrazia – di presentarsi entro le prossime ore presso il quartier generale dell’esercito a Bangkok, pena la condanna a due anni di reclusione. Tra gli accademici, cui è stato ordinato di comparire davanti ai militari, figurano lo storico Somsak Jeamteerasakul e alcuni giuristi del gruppo Nitirat, nato due anni fa per protesta contro la legge di lesa maestà. Venerdì lo stesso ordine di comparizione era stato emesso per 155 rappresentanti politici. La giunta militare ha annunciato che potrebbe trattenere in carcere i leader politici arrestati «fino a una settimana, secondo il loro grado di coinvolgimento» nella crisi politica che ha portato al colpo di Stato, ha detto il colonnello Winthai Suvaree, portavoce dell’Esercito. Si è appreso infine che una giovane giornalista thailandese, che aveva postato online una sua foto con cui esprimeva la contrarierà al colpo di stato appena proclamato, è stata licenziata dalla sua emittente televisiva. Porntip Mongyai si era fatta ritrarre vicino a una fila di soldati dopo essersi coperta la bocca con due nastri adesivi a formare una grande “X”. La foto, scattata poche ore dopo la proclamazione del golpe e il conseguente oscuramento di molte emittenti tv, era diventata virale su Internet in Thailandia come uno dei primi gesti di dissenso contro i militari. Ma la società Mono Group, che controlla il canale digitale Channel 29 per cui lavorava Pornthip, ha pubblicato una lettera in cui ha specificato che Pornthip «non è più una nostra dipendente», e che la società non approvava il suo gesto.