Texas, salvo in extremis un condannato a morte: ha un quoziente mentale troppo basso

Scricchiola anche in Texas la ben oliata macchina della pena di morte: arrivato a un passo dal lettino dell’iniezione letale, il condannato James Campbell si è visto sospendere l’esecuzione a causa di problemi mentali. I giudici del Quinto Circuito delle Corti d’Appello che poche ore prima avevano rifiutato un’altra richiesta dei suoi legali, hanno accettato un ricorso basato sulla scoperta negli archivi statali di documenti che dimostravano il basso quoziente intellettivo di Campbell. Funzionari dello stato avevano tenuto nascosti i risultati di test condotti sul detenuto, uno che lo metteva a quota 68 quando era bambino e l’altro a 71, poco dopo l’arrivo nel braccio della morte. Il Texas ha messo a morte 515 condannati con l’iniezione letale dal 1982. Dal 2012 ha sostituito il cocktail-killer a base di tre farmaci con un solo potentissimo anestetico, il pentobarbital. La sentenza della Corte d’Appello mette in crisi il sistema della morte di stato sostenendo che il processo legale che porta all’esecuzione può essere viziato da errori. La Corte Suprema, in base a una sentenza del 2002, ha messo al bando le esecuzioni di persone definite per legge “ritardati mentali”, con un quoziente, cioè, di “circa 70”. Il Texas negli Stati Uniti è lo stato guida per numero di esecuzioni. Quella di Campbell, condannato per il feroce omicidio di una ragazza di 20 anni, doveva essere la prima esecuzione dopo il fiasco del boia dell’Oklahoma quando il condannato Clayton Lockett è morto di infarto 43 minuti dopo l’iniezione. L’Oklahoma, in seguito al fallimento, ha dichiarato nei giorni scorsi una moratoria di sei mesi delle esecuzioni. Gli avvocati di Campbell avevano evocato l’orribile agonia di Lockett quando avevano fatto appello in extremis alla magistratura chiedendo che lo stato del Texas rendesse nota la provenienza dell’anestetico usato dal boia. I giudici avevano però respinto questo ricorso.