Strage in Gallura, fermato un amico di famiglia. Ma è ancora mistero fitto su killer e moventi

Fermata una persona coinvolta nel triplice delitto della famiglia Azzena (padre, madre e figlio 12enne) avvenuto a Tempio Pausania, in Gallura. L’uomo si chiama Angelo Frigeri, ha 35 anni ed è stato interrogato tutta la notte dagli inquirenti. Frigeri è un artigiano, incensurato, che si occupa di impiantistica in città. A quanto pare aveva forti legami con Giovanni Maria Azzena e la moglie Giulia Zanzani, si conoscevano bene. Secondo alcune indiscrezioni l’artigiano stava eseguendo dei lavori all’interno dell’abitazione della famiglia Azzena, in via Villa Bruna e forse proprio per questa ragione era in possesso delle chiavi. Il 35enne, a quanto pare, è stato inquadrato dal sistema di videosorveglianza di alcune attività commerciali vicine all’abitazione. Proprio per questa ragione le indagini si sono subito concentrate su di lui. Durante il lunghissimo interrogatorio in caserma avrebbe rilasciato dichiarazioni contraddittorie sulla sua presenza nella casa. L’orario in cui avrebbe detto di aver lasciato l’appartamento al primo piano non sarebbe lo stesso riportato dalle riprese delle telecamere. A quanto pare l’uomo si sarebbe contraddetto per poi crollare raccontando alcuni particolari legati al brutale delitto. Forse proprio i cavi, fili elettrici o telefonici usati per la sua normale attività, sono stati utilizzati per strangolare le vittime. Frigeri avrebbe fatto entrare in casa gli assassini, avendo libero accesso, visto che era impegnato a eseguire dei lavori nell’appartamento. L’ uomo sarebbe stato minacciato e obbligato ad aprire la porta. Ma cosa sia accaduto effettivamente in quell’abitazione al primo piano di via Villa Bruna, ma anche nel negozio che si trova nello stesso stabile in via Villa Marina e quante persone siano state coinvolte rimane un mistero. Frigeri nel suo lungo interrogatorio avrebbe detto di essere stato minacciato e obbligato a far entrare in casa due persone. Non è neanche chiaro se poi sia uscito dall’appartamento per fare il “palo” e controllare la zona, per poi rientrare per ripulirlo, così come non è chiaro se il delitto sia stato premeditato, o se a scatenarlo sia stata la reazione di uno dei componenti della famiglia né tantomeno si sa se l’uomo fosse o meno d’accordo con i killer. Nelle prossime ore Frigeri sarà nuovamente interrogato e sarà presente il suo legale, Giovanni Azzena. Fuori dalla sede della Compagnia, in via Sturzo, assieme ai giornalisti, si è radunato un folto gruppo di cittadini che visto l’artigiano contro il quale ha inveito urlando. Sconosciuto per ora il movente del brutale omicidio, l’ipotesi più avvalorata è quella legata all’ombra dell’usura. Il delitto comunque è stato paticolarmente efferato: presi a sprangate, tramortiti e strangolati. Un triplice omicidio di una ferocia inaudita, quello di Tempio Pausania. Un massacro in cui è stata sterminata una famiglia intera: un padre, Giovanni Maria Azzena, 50 anni, “chiacchierato” in città per quell’arresto lontano sei anni per usura ed estorsioni; una madre, Giulia Zanzani, 48 anni, sempre impegnata a lavorare nel negozio di calzature sotto casa e ogni domenica in chiesa. C’è poi un bambino di soli 12 anni, Pietro, amato e benvoluto da tutti, finito nelle mani degli assassini forse per sfortuna, per essere tornato a casa da scuola troppo presto, mentre i suoi genitori venivano barbaramente uccisi. Una strage che ha sconvolto tutta la comunità, che alla messa mattutina non ha saputo far altro che piangere, lasciare vuoto il posto di Pietro e rimanere in un silenzio carico di angoscia, mentre a poche centinaia di metri, in via Villa Bruna, dove viveva la famiglia Azzena, e via Villa Marina, dove si trova il negozio di calzature di proprietà dei coniugi, i carabinieri del Ris passavano al setaccio ogni centimetro in cerca di indizi. Sabato mattina in molti hanno visto i vari componenti della famiglia, il negozio era aperto, Pietro era andato a scuola. Intorno alle 13.30 il bambino, accompagnato da un amico più grande, è ritornato a casa. Forse a quell’ora gli assassini – gli investigatori ipotizzano si tratti di almeno due persone – erano già nell’appartamento. I corpi sono stati poi disposti uno sull’altro in soggiorno. Uno scenario “posticcio” come lo hanno descritto gli inquirenti, le stanze erano state ripulite dagli assassini anche se in camera da letto, in bagno e in soggiorno sono state trovate tracce di sangue. Altri elementi potrebbero essere stati recuperati nel negozio dove gli specialisti del Ris si sono soffermati a lungo. E mentre oggi i cittadini di Tempio descrivono il capofamiglia come una persona gioviale e serena, dalle indagini dell’epoca emerge una figura più dura, un uomo che non esitò a minacciare al telefono – intercettato dagli inquirenti – una delle vittime. Proprio sul fronte dell’usura, il cui processo iniziato nel 2012 è ancora in corso, che si starebbe concentrando il lavoro investigativo, sulle vittime passate e forse anche su eventuali casi avvenuti successivamente, anche se su questo fronte viene mantenuta la massima riservatezza.