Strage di migranti: 206 sopravvissuti, 17 i corpi recuperati. La procura di Catania indaga. Tutti contro Bruxelles: l’Europa se ne frega

È salito a 17 il numero dei corpi recuperati dopo l’ennesima strage di migranti avvenuta ieri a 40 miglia dalle coste della Libia. Le salme sono sulla nave Grecale, assieme a 206 sopravvissuti, che sta facendo rotta verso Catania. La Procura distrettuale di Catania ha già disposto l’avvio di un’inchiesta e assegnate deleghe per le indagini alle forze dell’ordine, ipotizzando i reati di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo. Nel capoluogo etneo si stanno approntando i sistemi di accoglienza per i superstiti al naufragio, con interventi coordinati dalla Prefettura. Sono stati già preallertati la Protezione civile e le associazioni di volontariato di diversi settori.

La rappresentante della diplomazia Ue Catherine Ashton ha esortato la Libia e l’Africa ad agire per bloccare i flussi migratori irregolari dopo il nuovo naufragio. Esprimendo il suo “profondo dolore” per le tragedie in quel tratto di mare la Ashton ha chiesto “alle autorità libiche di raddoppiare gli sforzi per impedire nuove tragedie, così come il premier Abdullah al Thani si è impegnato a fare”. Il premier Renzi ha puntato l’indice, come tutte le altre forze politiche, sull’inerzia dell’Ue: ”Ha ragione Alfano, l’Europa ci lascia soli. Non può salvare gli stati, le banche e poi lasciare morire le madri con i bambini”.

Polemico il commento di Carlo Fidanza, capogruppo di FdI al Parlamento europeo: “Dell’indignazione del presidente dell’Europarlamento Martin Schulz e del Commissario europeo Cecilia Malmstrom non ce ne facciamo nulla. Questa ennesima tragedia al largo della costa di Lampedusa non può certo dirsi inaspettata. L’Ue sapeva benissimo di questi sbarchi e dei connessi pericoli che comportano ma se ne è fregata completamente”. “Così come – aggiunge Fidanza – sono del tutto inutili le lamentele di Alfano, non solo perché un ministro dell’Interno deve agire e non solo parlare, ma perché fu proprio Alfano a firmare il 7 giugno 2013, a nome del governo Letta, gli accordi di Dublino 3 per i quali è il Paese di approdo, cioè l’Italia, che deve accollarsi interamente il problema dei profughi. Alfano non giochi sulla pelle dei morti. Nessuno lo attacca perché l’Italia salva vite umane ma perché bisogna sempre attendere le stragi del mare per richiamare l’Europa alle proprie responsabilità: un compito che spetterebbe al governo”.