“State zitti mongoli”. Un marocchino insulta ragazzini down che difendono l’autista di un bus

«State zitti voi mongoli». È la frase velenosa che un giovane marocchino sorpreso su un autobus senza biglietto ha rivolto a Conegliano a un gruppo di ragazzi affetti dalla sindrome di down, gli unici che su un pullman di linea pieno di studenti si erano schierati a difesa del controllore, malmenato dall’immigrato. Per il bullo, un ragazzo di 22 anni che fa parte di una banda che da tempo tiranneggia, negli orari scolastici, quanti salgono sul bus della Mom che copre la tratta Vittorio Veneto-Treviso, è scattata la denuncia della polizia per violenza, minacce e resistenza a pubblico ufficiale. Ma i veri protagonisti in positivo della vicenda sono loro, un manipolo di ragazzi che, nonostante la disabilità, ha tirato fuori grinta e coraggio per opporsi, per primo, alla violenza e difendere il controllore, che nella colluttazione con l’aggressore si è ferito alla mano. I giovani, una decina in tutto, prendono regolarmente quel pullman per recarsi a lavorare in un centro guidato, dove svolgono piccole attività manuali, e ogni mattina si siedono a fianco degli studenti che si recano invece a scuola. Da tempo la polizia sta combattendo contro una banda di giovani immigrati, in gran parte magrebini, che oltre allo spaccio di droga si è specializzata in atti di bullismo proprio su quel pullman, terrorizzando i passeggeri. «Quel signore deve chiedere scusa e trovare il modo di farsi perdonare – accusa il presidente del Veneto, Luca Zaia, intervenuto sulla vicenda – non perché è un marocchino, ma perché è un incivile. Poi la giustizia faccia parallelamente il suo corso. Questo personaggio – incalza il governatore – si è reso responsabile di gesti vergognosi, arrivati alla mostruosità di appellare come “mongoli” i disabili che, con coraggio e senso civico, erano intervenuti a difesa dell’autista. Mi complimento con loro e li ringrazio, augurandomi che ci siano in giro sempre più persone come loro e sempre meno come questo prepotente«. Quanto accaduto spinge Floriano Zambon, sindaco di Conegliano (cittadina che accoglie oltre cinquemila immigrati su una popolazione di 35mila abitanti) ad una amara riflessione. «Sono fatti che vanno condannati – dice – e richiedono un ragionamento sul percorso culturale di integrazione che non può dirsi certamente concluso. Dobbiamo cercare non solo l’inclusione ma anche il modo per far sì che queste persone diventino realmente parte della comunità, accettandone le regole sociali, compreso il rispetto verso i più deboli».