Standing ovation a Milano per il Cav. FdI chiude nelle piazze, da Torino a Capaci

La guerra delle piazze sta per concludersi con gli ultimi fuochi di una kermesse elettorale molto particolare. Con un premier che tracima da ogni dove, alla faccia delle norme sulla par condicio. Con Beppe Grillo che insulta, grida e inveisce con toni fiammeggianti. Con Forza Italia “azzoppata”, con un leader ai servizi sociali, relegata a una campagna elettorale con il freno a mano tirato. Il che non ha impedito a Silvio Berlusconi di riempire velocemente la sala del Centro congressi della Provincia di Milano per chiudere  la campagna elettorale. Riceve una standing ovation appena arriva, la sala è gremita e parecchia gente è dovuta rimanere accalcata all’esterno, tanto che ironicamente il Cav domanda: «Ma mi avete preso per Grillo?». Quindi ribadisce l’importanza a non mancare l’appuntamento con le urne: «Il voto di domenica – esordisce – è un voto importante per l’Europa, per molte città che devono darsi una nuova amministrazione ma è anche un voto importante per lo scenario politico italiano», ha detto il leader di Forza Italia parlando in videoconferenza in collegamento da Milano con Pescara per la chiusura della campagna elettorale dei candidati di Forza Italia alle Europee per il Sud, alle Regionali e al Comune di Pescara. Subito prende Grillo di mira: «Specula sulla disperazione dei cittadini» che si trovano in difficoltà, dice tornando a paragonare il leader del Movimento 5 stelle a un «aspirante dittatore. Non dobbiamo prenderlo a ridere». «Credo di poter dirvi – ha concluso – che posso essere per voi un esempio di eroismo per la nostra Patria e per la battaglia di libertà che è l’attività più nobile, alta ed entusiasmante che ci possiamo dare».

C’è chi nel centrodestra sceglie la presenza nelle piazze e per tutto il pomeriggio Fratelli d’Italia-An ha fatto sentire la sua presenza un po’ ovunque. Con lo slogan “Scelgo Giorgia” e “Io voto italiano” candidati e dirigenti  hanno appeso una bandiera tricolore di 20 metri in molti luoghi-simbolo: dal Ponte Vecchio di Firenze alla Torre di Pisa. Secondo gli esponenti Fdi «la sinistra estrema mette nel simbolo Tsipras, un comunista greco. I centristi di Scelta europea hanno nel simbolo un belga dal nome impronunciabile. Renzi sta con l’anti-italiano Schulz. Alfano e Berlusconi stanno nel Ppe della Merkel. Grillo fischia l’Inno di Mameli e la Lega vuole la Padania. Chi vota per noi, invece vota italiano». Spicca il  tricolore posto davanti alla casina da dove è stata azionata la bomba che ha provocato la strage di Capaci: «L’Italia – afferma su Twitter Giorgia Meloni, postando sul social network la foto dell’iniziativa – non dimentica il sacrificio di Falcone. Nel loro nome continueremo a lottare contro la mafia». Non poteva mancare la “sortita” in Campidoglio, dov’è stato esposto un tricolore di 40 metri con su scritto “Difendo ciò che amo. Io voto italiano”. «Abbiamo fatto un blitz sulla torre di Palazzo Senatorio e, anche se intercettati dai vigili, siamo riusciti a srotolare lo striscione per qualche metro. Poi abbiamo fatto un flash mob sulla scalinata del Campidoglio», dice Federico Mollicone. Da Roma a Torino, parla Guido Crosetto: «Stiamo crescendo di settimana in settimana e ci troveremo a essere ancora di più dopo il voto delle Europee e delle Regionali», esclama candidato alla presidenza della Regione Piemonte di Fdi-An al comizio di chiusura della campagna elettorale, vicino a Porta Palazzo. «Abbiamo scelto la strada più difficile – ha aggiunto – potevamo annegarci in una coalizione, o cercare protezione in qualcosa di più grande, ma per noi la politica è innanzitutto sacrificio personale. Siamo ancora piccoli – ha concluso – ma abbiamo grandi idee».