Sotto inchiesta UnipolSai, il colosso assicurativo della sinistra: perquisizioni e quattro avvisi di garanzia

Dopo Monte dei Paschi di Siena un’altra roccaforte della sinistra finisce nel mirino della magistratura: questa volta non è una banca ma un colosso delle assicurazioni, UnipolSai. Prima l’Antitrust e subito dopo la Guardia di Finanza vi hanno messo gli occhi sopra. Perquisizioni sono state eseguite nella sede di Bologna, ordinate dalla magistratura in relazione a presunti illeciti nell’operazione di fusione avvenuta tra Unipol Assicurazioni, Premafin finanziaria, Milano Assicurazioni e Fondiaria Spa, fusione che appunto ha dato vita a UnipolSai. L’inchiesta è condotta dal pubblico ministero di Milano Luigi Orsi, che ha dato incarico ai militari del nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza di eseguire le perquisizioni. L’atto di fusione per incorporazione di Unipol Assicurazioni, Milano Assicurazioni e Premafin in Fonsai (Fondiaria-Sai) è stato stipulato sul finire del 2013 ed ha acquistato efficacia a partire dal 6 gennaio 2014, a seguito dell’iscrizione dell’atto stesso nel registro delle imprese. Fonsai ha cambiato la sua denominazione in UnipolSai. Nell’ambito di questa inchiesta l’amministratore delegato di UnipolSai Carlo Cimbri risulta indagato per aggiotaggio insieme ad altri tre manager: Roberto Giay, già amministratore delegato di Premafin Finanziaria, Fabio Cerchiai, ex presidente del Consiglio di amministrazione di Milano Assicurazioni, e Vanes Galanti, in passato presidente del Consiglio di amministrazione di Unipol Assicurazioni. Le perquisizioni disposte dalla magistratura e la notizia degli avvisi di garanzia hanno pesato sul titolo UnipolSai in Borsa, che ha ceduto il 2,2% a 2,3 euro; pesante anche Unipol, ancora quotata in Piazza Affari: -3% a 4,3 euro.
In sede politica prima o poi ci si aspettava uno sviluppo così clamoroso. «Il problema era noto – commenta Marco Lisei, consigliere comunale di Forza Italia a Bologna – ed era emerso all’atto della fusione, che ha portato ad una sorta di sovrapposizione di soci, con alcuni che si sono visti dimezzare le quote societarie dall’oggi al domani. Chi aveva investito 100 mila euro si è ritrovato con 30-40 mila euro. Come è potuto accadere ciò? In realtà a Bologna – continua Lisei – ci sono alcuni personaggi che evidentemente godono di notizie privilegiate: con ciò si spiegano alcune vendite di quote prima della fusione, vendite non certo casuali. Insomma c’è la percezione che taluni, godendo appunto di questi rapporti “esclusivi”, abbiano potuto portare a termine operazioni finanziarie a dir poco spregiudicate, ovviamente col benestare della sinistra. Non si spiega altrimenti perché ciò possa accadere proprio qui a Bologna, dove il Pd regna sovrano praticamente da sempre e dove UnipolSai dà lavoro a decine di migliaia di persone».