Sorpresa, lo spread continua a salire. Ma ora che c’è Renzi a Palazzo Chigi nessuno lancia l’allarme…

È allarme spread, come ai vecchi tempi in cui a Palazzo Chigi c’era il centrodestra. Eppure sul Sole 24 ore non appare la richiesta accorata in prima pagina, con titoli del genere “Fate presto”. Nessuno sui vari telegiornali ci informa sull’aggiornamento della Borsa di Milano, né ci rende edotti sul differenziale crescente tra i nostri titoli di Stato e quelli tedeschi. Basta la presenza al governo del Pd e di Matteo Renzi per narcotizzare l’informazione, per sedare le coscienze. Eppure i dati economici sono allarmanti come e peggio dei tempi in cui il presidente del Consiglio si chiamava Silvio Berlusconi. Borse incerte e pressione sui titoli di Stato hanno caratterizzato la giornata finanziaria. Milano, nonostante il segno più, ha sofferto la pressione sui titoli di Stato, Btp, che hanno visto allargarsi il differenziale rispetto al Bund tedesco. Il Btp decennale italiano ha sfondato quota 190 punti base raggiungendo un rendimento del 3,26%. Non si allenta dunque la pressione dei mercati sui titoli italiani iniziato a metà maggio con la gelata del Pil, tornato negativo a marzo. Oggi, nonostante i buoni risultati degli ordinativi dell’industria, saliti dell’1,3% su base mensile e del 2,8% su base annua, i mercati hanno continuato a dimostrarsi scettici e il Btp decennale ha preso altri 11 punti di spread sul Bund tornando con i rendimenti al massimo da metà marzo. Con l’avviarsi alla conclusione della campagna elettorale il nervosismo degli operatori si sta dirigendo verso i titoli di Stato mentre Piazza Affari sembra più capace di resistere alle fibrillazioni politiche e anche ai timori sulla situazione libica. Gli investitori sembrano invece non essersi ancora abituati a uno scenario italiano politicamente variopinto e a pochi giorni dal rinnovamento del Parlamento europeo i timori per un voto anti-euro o genericamente anti-rigore si sta riflettendo sul mercato secondario dei titoli. Il vero banco di prova è però rimandato alla settimana successiva alle elezioni quando ci saranno, a partire dal 27 maggio, le aste dei principali titoli di Stato. Si comincerà il 27 con l’asta del Ctz e dei Btp indicizzati all’inflazione europea, poi il 28 sarà la volta dei Bot a sei mesi, quindi il 29 maggio il Tesoro ha in calendario l’emissione dei Btp a 10 e 5 anni oltre a quella dei Certificati di Credito del Tesoro. Tempi duri per il governo Renzi e per la sinistra italiana: adesso che non possono più dare la colpa a Berlusconi che scusa inventeranno?