Somalia, il parlamento attaccato dagli estremisti islamici: almeno dieci morti

Mogadiscio sotto il tiro degli estremisti islamici. Sono almeno dieci – ma non c’è un bilancio ufficiale definitivo – i morti nell’attacco che gli Shabaab hanno lanciato contro il parlamento della capitale somala. Più che un attentato, quattro ore di guerra, tante ce ne sono volute prima che le truppe dell’Amisom (la missione dell’Unione africana) e i militari somali riprendessero il controllo della zona, al centro della città. Un’autobomba è esplosa davanti all’entrata dell’edificio che ospita l’assemblea: subito dopo alcuni terroristi si sono fatti esplodere e altri uomini armati hanno attaccato a colpi di kalashnikov riuscendo a entrare nella sede del parlamento, mentre le forze di sicurezza rispondevano al fuoco. Due feriti ricoverati in ospedale ma nessun morto tra i parlamentari, che sono stati evacuati. Sono invece quattro le vittime tra i soldati e un numero imprecisato – forse sei, forse di più – tra gli assalitori. Secondo qualche fonte, i morti potrebbero essere una ventina. La rassicurazione sulla sorte dei deputati è venuta dal premier somalo, Abdiweli Sheikh Ahmed, che ha condannato gli «atti ignobili», mentre il rappresentante dell’Onu in Somalia, Nicholas Kay, ha denunciato «un attacco contro il popolo somalo per il quale non ci può essere alcuna giustificazione. Il sedicente parlamento somalo è zona militare. I nostri combattenti hanno condotto un’operazione santa», ha rivendicato Abdulaziz Abu Musab, portavoce militare degli Shabaab, annunciando la diffusione di un rapporto completo su un’azione che rende ancora una volta evidente la totale vulnerabilità delle istituzioni somale, nonostante la presenza sul territorio di 22.000 militari dell’Amisom. E nonostante il sostegno dell’Occidente al governo di Mogadiscio. «Il nemico può avere accesso ovunque», ha commentato amaro un parlamentare, Mohammed Nor. E nonostante l’espulsione degli Shabaab da Mogadiscio e dalle principali città tra il 2011 e il 2012, la capacità offensiva degli integralisti legati ad al Qaeda resta alta. Come aveva già dimostrato, l’ultima volta in febbraio, lo spettacolare attacco a Villa Somalia, il blindatissimo palazzo presidenziale, che aveva fatto 16 morti. L’obiettivo è di smentire, con i fatti, le dichiarazioni rassicuranti delle autorità somale che danno per sconfitti i ribelli qaedisti. In realtà sono ancora molte le aree rurali controllate dagli Shabaab, e la partita contro il caos che dilania la Somalia dal 1991, dalla caduta di Siad Barre, è ancora in gran parte da giocare.