Si aggrava la posizione di Clini: avrebbe intascato soldi dall’organizzazione che ha finanziato in Iraq

Si aggrava la posizione dell’ex-ministro dell’Ambiente Corrado Clini, già storico direttore generale del dicastero di via Cristoforo Colombo. Dopo i pm della Capitale anche i colleghi della Procura di Ferrara lo hanno iscritto sul registro degli indagati con le gravi accuse di corruzione e peculato. Dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Piera Tassoni emerge un quadro di corruzione pesantissimo che fa da contraltare a quello già tratteggiato a piazzale Clodio al punto che i magistrati non escludono che i presunti episodi corruttivi oggetto dell’inchiesta ferrarese siano in tutto o in parte sovrapponibili a quelli oggetto delle indagini della procura della Capitale, dove quindi potrebbero confluire.
Una duplicazione che se, da un lato, potrebbe tornare utile ai legali dell’ex-ministro in sede processuale, dall’altro, tuttavia, aggrava la posizione di Clini poiché due Procure, slegate fra di loro, sembrano essere giunte alla stessa conclusione. Dalla lettura degli atti del gip ferrarese, emerge poi che è anche indagato, ma per il reato di concorso in peculato, Azzam Alwash (nella foto), president board di Nature Iraq, la società che gestì i fondi del ministero dell’Ambiente, al centro dell’inchiesta che ha portato agli arresti dell’ex-ministro. Mercoledì il gip Tassoni aveva interrogato Clini che si era difeso ma si era avvalso della facoltà di non rispondere, rilasciando quindi solo dichiarazioni spontanee, producendo alcuni atti e documenti, tra cui il carteggio di corrispondenza dal 2004 al 2013 con Alwash.
In pratica Clini ha sostenuto che i soldi che è accusato di aver distratto – un milione, congelati in un conto cifrato a Lugano – non sono di provenienza pubblica ma frutto di consulenze private: «una collaborazione personale al di fuori dei miei compiti istituzionali», ha riferito al giudice Piera Tassoni e al pm Nicola Proto. Il problema è che i soldi li riceveva dalla stessa organizzazione non governativa che ha ottenuto il finanziamento di 54 milioni del ministero, appunto la Nature Iraq Organisation di cui Alwash è presidente..
Noto esponente ambientalista e pluripremiato a livello mondiale per questa sua attività in Iraq, perseguitato dal regime di Saddam Hussein e scappato in America, a New York, Alwash è anche dirigente della Ong americana parallela a quella irachena, la Free Iraq Foundation. Alwash è indagato con Clini e l’ingegnere Augusto Pretner di peculato in concorso, perché – scrive il gip nella sua ordinanza di custodia cautelare – «Clini e Pretner in concorso tra loro e con Azzam Alwash si appropriavano della somma di 3 milioni 170mila euro», distratti dai 54 milioni investiti dal ministero. «Nello specifico – sottolinea il gip – in esecuzione dell’accordo intercorso tra loro (Clini e Pretner, ndr) e con Azzam Alwash presidente di Nature Iraq, dopo aver ricevuto il finanziamento del ministero attraverso l’emissione di fatture false emesse dalla società olandese Gbc a favore di Nature Iraq e pagate dalla stessa, costituivano la provvista di 3 milioni 170mila euro messi a disposizione degli indagati nel conto corrente presso la Ubs Lugano Bank».
Qui, per l’accusa, c’erano i conti cifrati: Sole per Pretner, Pesce per Clini e Schiavo per un terzo ingegnere, deceduto, che intascò 120mila euro. Ma i guai giudiziari per Clini, a Ferrara, appunto non si fermano al peculato: negli stessi atti del giudice Tassoni, emerge infatti il reato di corruzione per altri fatti. L’ex-ministro venne ascoltato a Ferrara il 12 ottobre 2013, agli inizi dell’inchiesta, non per peculato, ma per corruzione (si tratta di una tranche di inchiesta parallela a quella attuale), «commessa – ricorda il gip Tassoni nel suo atto – in concorso con Pretner e Gonella (Carlo della Med Ingegneria, ndr) per incarichi professionali a vantaggio della convivente di Clini, Martina Hauser».