Sfilza di emendamenti al dl Irpef. Al Senato si preannuncia battaglia in difesa dei più deboli

Allargare il bonus Irpef a incapienti, pensionati e autonomi, esentare i conti correnti, a partire da quelli postali, dall’aumento al 26 per cento della tassa sulle rendite finanziarie. Sono queste, in sostanza, le proposte presentate da Forza Italia negli emendamenti, circa un centinaio, presentati a Palazzo Madama al Dl Irpef. Gli altri punti chiave includono l’abolizione della Tasi sulla prima casa, l’introduzione del quoziente familiare e l’aumento delle pensioni minime. Tra le altre proposte ce n’è un’altra che può avere il gusto della provocazione. Ma in effetti è tutt’altro che infondata. Visto che il governo, nella spasmodica ricerca di fare cassa riducendo gli sprechi, intende mettere le mani sulla Rai, prelevando 150 milioni dal bilancio della industria televisiva di Stato, non si capisce perché non dovrebbe ridursi il canone. Con un indubbio vantaggio per gli utenti. Di qui la proposta di un taglio netto del 10%, avanzata da Maurizio Gasparri. Si va delineando così il quadro di un confronto parlamentare a Palazzo Madama tutt’altro che in discesa per il governo guidato da Renzi. Continua a far discutere, come d’altro canto era immaginabile, l’obolo di 8o euro concesso in busta paga, nel pieno della campagna elettorale per le Europee, a chi guadagna meno di 1500 euro mensili. Una decisione che, per effetto del combinato disposto delle detrazioni per i figli a carico e di altre agevolazioni fiscali, rischia di penalizzare proprio chi si trova in condizioni peggiori. Gli emendamenti dei forzisti mirano a correggere simili distorsioni. Vedremo in che misura l’esecutivo prenderà in considerazioni misure che se, da un lato, garantiscono maggiore equità all’intera operazione e una più significativa incidenza sull’incremento dei consumi, dall’altra, richiedono una copertura molto più consistente rispetto a quella fin qui immaginata. Diciamo immaginata, perché ancora non è chiaro se il provvedimento sul quale Renzi sta giocando la sua partita elettorale abbia assicurate coperture tali da renderlo strutturale e non episodico. La polemica sulla correttezza dei conti tra i tecnici del Senato e lo stesso presidente del Consiglio è tutt’altro che sopita. Oltre ad un imprevisto black out informatico che ha colpito il server  complicando le operazioni di presentazione degli emendamenti al Dl, c’è forse anche questo elemento ad influire sullo slittamento della discussione in aula ai giorni compresi tra il 3 e il 5 giugno. In precedenza, il termine era stato fissato al 27 maggio.