Sesso orale tra gay: la “ministra” difende i prof e fugge, per non leggere il brano di “cultura porno”

Un’altra prova, l’ennesima, di ipocrisia politica, nemmeno il coraggio di dire che è stata una vergogna. Per non incorrere nell’ira funesta della sinistra, la “ministra” Stefania Giannini ha difeso a spada tratta i docenti del liceo Giulio Cesare di Roma, quelli protagonisti della lezione sul sesso orale dei gay basata sul romanzo di Melania Mazzucco. Ma quando è stata invitata a leggere i “passaggi incriminati” del libro, se l’è data a gambe. Il tutto è avvenuto nel corso del programma radiofonico Un giorno da pecora. Quando le è stato chiesto di leggere al microfono alcune frasi – quelle che hanno provocato la reazione furiosa dei genitori – la “ministra” ha usato un giro di parole per venirne fuori: «Non è giusto decontestualizzare questo brano – si è giustificata in modo arruffato – bisognerebbe leggere tutto il libro a cominciare dalla prima pagina. Se lo leggessi ad alta voce farei una spettacolarizzazione e certamente non lo leggerei in classe a ragazzi di quindici anni». Qui sembra quasi un’ammissione della follia di aver fatto “lezione” in quel modo, ma immediatamente la Giannini ci ha messo una pezza: «Ma al Giulio Cesare i professori non l’hanno letto agli studenti, bensì faceva parte di un percorso corretto di approfondimento su tanti temi che riguardano le diversità». Parole raffazzonate in cerca di una scusa qualsiasi per “salvare” gli insegnanti. Basta leggere alcune frasi della lettura inserita appunto nel percorso corretto tanto piaciuto alla “ministra”. Eccone qualche esempio: «Nessuno avrebbe mai sospettato che quel muscoloso, ruvido stopper la notte si stancava la mano sulle foto di Jimi Hendrix, Valerij Borzov e Cassius Clay, Pure, benché sapesse che Mariani Andrea non soltanto lo avrebbe respinto ma anche tradito e sputtanato, un pomeriggio, quando dopo la partita indugiò nello spogliatoio e si ritrovò con lui, Giose decise di agire indifferente alle conseguenze. Si inginocchiò fingendo di cercare l’accappatoio nel borsone e poi, con un guizzo fulmineo, con una disinvoltura di cui non si immaginava capace, ficcò la testa tra le gambe di Mariani e si infiò l’uccello in bocca. Aveva un odore penetrante di urina e un sapore dolce. Invece di dargli un pugno in testa, Mariani lasciò fare. Giosi lo inghiottì fino all’ultima goccia e sentì il suo sapore in gola per giorni. Il fatto si ripetè altre due volte, innalzandolo a livelli di beatitudine inaudita…».  Questo sarebbe il brano culturale studiato al liceo, il brano che la Giannini – pur di giustificare i professori che l’hanno dato in pasto agli studenti – ha definito parte di un percorso corretto, rifiutandosi però di leggerlo ad alta voce. Ecco in quali mani è finito il ministero dell’Istruzione.