Salvini esulta: a Forza Italia e ad Alfano dico “non sedetevi con la Merkel…”

Sembrava spacciata, orfana del leader storico, chiusa nel recinto asfittico di una Padania virtuale, messa in ginocchio dagli scandali. E invece le urne incoronano la Lega quarto partito italiano dietro Forza Italia. Reduce dal tour nel Mezzogiorno e da una campagna on the road contro l’euro, Matteo Salvini può godersi una indiscutibile vittoria e “dettare” le condizioni agli ex alleati in affanno. «Ci davano per morti e invece ci siamo!», è il primo commento. «Andremo a Bruxelles a rompere le scatole. L’euro è finito» è il suo tweet di buongiorno. Parole chiare, linguaggio diretto e un discreto tasso di populismo hanno portato il Carroccio a conquistare il 6,5 per cento incrementando il dato delle politiche. «Qualcuno ha vinto, qualcuno ha perso. Io sono felicissimo perché la Lega è tornata a correre e a volare. Siamo il quarto partito e abbiamo preso 1 milione e 700 mila voti», dice Salvini, archiviata la cautela delle prime proiezioni – non è possibile immaginare un futuro centrodestra come era una volta». Da via Bellerio il leader leghista analizza lo tsunami elettorale senza alambicchi diplomatici. «Se la Le Pen stravince in Francia e Berlusconi e Alfano perdono, evidentemente sbagliano a stare con la Merkel». Insomma, l’appartenenza di Forza Italia e del Nuovo Centrodestra alla famiglia popolare sottomessa ai diktat di Berlino è la causa dell’impasse. «Offro a Berlusconi – ha spiegato Salvini – la possibilità di ricominciare il dialogo già domani mattina, ma venga a firmare insieme a me i nostri sei referendum a partire da quello contro la riforma Fornero». Il punto di non ritorno per il Carroccio si chiama Europa a trazione tedesca e sudditanza alle lobby finanziarie. «Gli eurodeputati di Forza Italia e di Alfano domani a Bruxelles si siederanno con la Merkel e, se uno si siede con la Merkel, non si siede con la Lega. Forza Italia potrebbe tornare a essere digeribile se facesse battaglie forti insieme a noi, ad esempio sull’immigrazione clandestina e sull’euro». Il condizionale è d’obbligo ma la sfida al Cavaliere è lanciata con un occhio alle politiche e alle amministrative di Milano. «Se Berlusconi ci sta guardando gli dico “alle mie spalle c’è Elsa Fornero che piange, ci sono ancora quindici giorni per andare nei Comuni italiani per firmare il referendum e cancellare la riforma Fornero. Se invitasse gli eletti e gli elettori ad andare a firmare, sarebbe un bel modo per ripartire e le porte della Lega si potrebbero riaprire”». Recordman di preferenze insieme a Raffaele Fitto, il Matteo leghista ironizza: «Mi fa piacere che lo sconosciuto Salvini abbia preso nel Nord-Ovest cinque volte le preferenze del ministro Lupi». Bobo Maroni rafforza il concetto: «Ora ci candidiamo a ricostruire il nuovo centrodestra, come io avevo anticipato al nostro congresso del 2012, e il modello è quello della Csu ma a trazione leghista».