Roma cade a pezzi, ma il Comune pensa a fantasticare sul turismo gay

Roma non si fa mancare niente. Il turismo gay fa bene all’economia: la Capitale cade a pezzi ma il sindaco Marino è impegnato  a promuovere ben altri settori “strategici”. Fin dalle settimane scorse aveva preparato il terreno diffondendo dati e numeri per aprire la pista al grande evento che sta per aprirsi nella “gay street” a Roma, davanti al Colosseo: il primo Expo del turismo gay.Signore e signori, una pietra miliare dell’era Marino vien posta in un momento in cui Roma ne sentiva veramente la mancanza. La manifestazione è patrocinata dal Comune e durerà tre giorni con la presenza di diversi espositori, tutti esponenti del turismo lgbt (lesbico, gay, bisessuale e transessuale) italiano e internazionale. Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, sottolinea “la portata storica” dell’occasione: «Per la prima volta Roma ospita un appuntamento di portata internazionale che mette in collegamento gli operatori del settore turistico gay e gay friendly. Si tratta di un’iniziativa molto importante sia dal punto di vista economico che sociale. Roma rispetto ad altri capitali europee è in ritardo nel promuovere un settore che produce ottimi risultati economici». Meno male che con Marino stiamo recuperando il tempo perduto.

Giorni fa per avvalorare questo discutibile teorema economico – come se gli omosessuali non andassero in vacanza come tutti – e per  “giustificare” sia l’Expo gay che la pagliacciata del Gay Pride prossima ventura, il Comune di Roma aveva iniziato a rendere noti alcuni dati, poco per volta, quasi in maniera strategica dal punto di vista della comunicazione: prima il dato che il fatturato stimato del turismo gay in Italia è di 2,7 milioni di euro annui, per in media 2-3 soggiorni annui da 10 giorni e da 1.070 euro a persona. Qualche giorno prima altri dati ci informavano addirittura delle preferenze turistiche di Lgbt. Gay, lesbiche, bisessuali e transessuali considerano le vacanze un bene irrinunciabile, ma mentre gay e bisessuali prediligono le metropoli, le lesbiche amano i viaggi d’avventura. Entrambi adorano i paesi caldi, ma nella loro vacanza non mancano mai musei e cultura: è il quadro  che è stato appunto illustrato alla stampa dal Campidoglio.  «Occorre rendere Roma nota come città “gay friendly” e non come capitale omofoba», dicono gli organizzatori. Nessuno dice a questa giunta che sarebbe ora di rendere nota Roma anche come città dotata di trasporti decenti, di strade decorose, di pulizia, di strutture da grande metropoli? A proposito di turismo, nessuno legge al nostro sindaco i dati del Fai (il Fondo Ambente Italiano) che parlano di una clamorosa débacle? A Roma, per la cronaca, arrivano meno turisti che a Berlino; siamo dodicesimi – da ottavi che eravamo – nella classifica che vede prima di noi Parigi, Londra, Bangkok; le presenze nei musei romani sono calate e i cinque più grandi musei cittadini non superano i 3,6 milioni di visitatori l’anno contro i 25 di Londra e i 23 di Parigi. Ma , che importa, c’è il primo Expo del Turismo gay…