Renzi si affida a Cantone per salvare l’Expo. Il presidente dell’anticorruzione: «È un errore cancellarlo»

È una corsa contro il tempo per salvare l’Expo: mancano 353 giorni per finire le opere. L’ondata di indignazione per i nuovi episodi di corruzione all’Expo di Milano suscita la reazione della politica che corre ai ripari per arginare le conseguenze che potrebbero derivare da una nuova Tangentopoli. Per dare un segnale Matteo Renzi domani torna a Milano affiancato da Raffaele Cantone, al quale ha chiesto un presidio anticorruzione: perché l’occasione dell’evento mondiale “non si può sprecare” e non si sprecherà. Una linea condivisa anche dal presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, nonché pm anticamorra e scrittore di successo: «L’unica cosa da non fare è cancellare Expo. Sarebbe la più grande sconfitta per la democrazia, sarebbe come ammettere che l’illegalità ha vinto. Bisogna andare avanti e il governo ci mette la faccia». In un’intervista al Mattino Cantone chiede alla politica di ”rialzare la guardia”. Nato a Napoli 51 anni fa, il 24 novembre 1963, è stato chiamato prima da Letta e poi da Renzi a presiedere l’Autorità nazionale anticorruzione. Un organismo che ora il premier vuole come “task force” per cacciare i corrotti dall’Expo milanese. «La politica tarda a liberarsi da un diffuso malcostume. Non so se si tratta di un fallimento politico. Di certo in questi anni si è sbagliato a non lavorare abbastanza sulla prevenzione. Si è clamorosamente abbassato il livello di guardia di fronte a certi fenomeni. L’abbassamento della guardia –aggiunge l’ex magistrato – è anche il frutto di un’opinione pubblica spesso distratta». E poi : «Tangentopoli non ci ha insegnato nulla. Tornano alla ribalta personaggi già condannati: il peggio poteva essere scongiurato». Per Cantone «i partiti hanno grandi responsabilità perché non hanno saputo attrezzarsi con delle regole chiare di finanziamento trasparente. La trasparenza è l’anticorpo più potente nei confronti del malaffare. Si può tranquillamente mettere in campo una rete di controlli efficace, intelligente, agile e non burocratica, purché ci sia davvero trasparenza». Quanto alla legge Severino, «ha il merito di alzare il livello di attenzione nella Pa, e la parte migliore è quella riguardante la prevenzione», osserva Cantone. Tuttavia «sta creando problemi lo sdoppiamento del reato di concussione». Sulla vicenda interviene anche il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni: «L’Expo è in mano a Giuseppe Sala, che è il commissario nominato dal governo, il suo vice si appartava con certi personaggi. Bene fa il governo a intervenire, perché è compito suo, questa è tutta una vicenda nelle mani del governo». Per Maroni, che domani sarà al vertice a Milano con il premier, è tra l’altro ”una buona idea” l’affiancamento di Raffaele Cantone. Intervistato da Maurizio Belpietro, il presidente lombardo sostiene che «questa brutta vicenda getta un’ombra sull’Expo», ma aggiunge di vedere «il bicchiere mezzo pieno, perché vuol dire che il sistema dei controlli funziona. Ora bisogna garantire che l’Expo si faccia in tempo».