Renzi arbitro? Fermo e deciso, ma correva poco e non aveva “il cambio di passo”

«Matteo Renzi? Fermezza impressionante, è uno che sa farsi rispettare. Atleticamente però è lento: e non ha cambio di passo». Il presidente del Consiglio quando arbitrava era così, aveva le caratteristiche dell’arbitro interpretato da Lando Buzzanca nel famoso film degli anni Settanta.

Almeno stando al rapporto stilato su di lui da un commissario dell’Aia, che in quel pomeriggio del marzo 1994 non sapeva di essere chiamato a giudicare l’uomo destinato un giorno ad arrivare a Palazzo Chigi: dove dirige non più due squadre e una gara di calcio, ma i destini di un Paese come l’Italia. Il commissario analizzò ogni caratteristica del futuro premier in un linguaggio vagamente burocratico (“Ha ottima predisposizione all’attività intrapresa e ottimo carattere. Riesce ad instaurare un eccellente rapporto con calciatori e accompagnatori”) ma efficace dei dirigenti delle giacchette nere. Sembra quasi un effetto collaterale della desecretazione voluta proprio da Renzi per vicende molto più serie e oscure, fatto sta che l’Ansa è entrata in possesso del documento rimasto per 20 anni negli archivi della sezione Aia di Firenze, alla quale Renzi è stato iscritto dal 1990, quando aveva 17 anni, al 1995.

“Il Matteo”, come lo chiamavano sui campetti dei dilettanti, fu “osservato speciale” in provincia di Arezzo in una partita di seconda categoria del campionato regionale toscano. La gara finì 3-3, il futuro premier concesse due rigori sacrosanti, ma sbagliò nel valutare due interventi in gioco pericoloso. Fatto che tuttavia, annotò lo scrupoloso e lungimirante commissario, ”non inficia la prestazione”. Che fu di alto livello , se si considera che venne sintetizzata in un “4” molto vicino al “5” massimo dei voti dell’epoca: «È un ragazzo pratico e intelligente – spiega il commissario ai suoi superiori – che sa farsi rispettare senza forzature. Tecnicamente è preparato, sul piano disciplinare e comportamentale va benissimo. Ha un ottimo carattere, poi. È un arbitro affidabile, può già salire di categoria: e dopo la dovuta esperienza può andare anche oltre». Effettivamente è andato molto oltre. Ma è rimasto vicino al mondo arbitrale, al quale è legato anche il suo vice, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio, che ha un figlio direttore di gara in Emilia. Un settore al quale ha sempre riconosciuto grandi meriti per la sua crescita umana e professionale e con il quale è rimasto in contatto. Al punto da essere uno dei pochissimi ad avere ottenuto anni fa dal presidente dell’Aia Marcello Nicchi e da quello della Figc Giancarlo Abete la tessera onoraria di arbitro. Nonostante quella pecca atletica di quando scendeva in campo, ovvero il non saper “cambiare passo”. Che in politica non è un deficit da poco.