Putin in Crimea fa infuriare l’Occidente. La Nato: «Fai un passo indietro dal baratro»

È durato l’arco di una giornata il clima di distensione tra Mosca e l’Occidente. La tensione è nuovamente tornata a livelli altissimi per la decisione di Vladimir Putin di partecipare in Crimea alle celebrazioni per il giorno della Vittoria, in ricordo della vittoria dell’Armata Rossa nella Seconda guerra mondiale. A Sebastopoli

il presidente russo è stato accolto trionfalmente, salutato dall’urlo di gioia delle decine di migliaia di persone assiepate in una piazza Himov blindata dai militari. «Il ritorno della Crimea alla Russia ristabilisce la verità storica», ha detto Putin, parlando del 2014 come di un anno che «resterrà negli annali come quello in cui i popoli che vivono qui hanno deciso con fermezza di stare con la Russia, confermando la fedeltà alla verità storica e alla memoria dei nostri padri». Un’appartenenza che a Sebastopoli è stata sottolineata anche dall’inno nazionale russo intonato al sacrario dei caduti, ma che non è riconosciuta dal mondo occidentale. «Per noi l’annessione della Russia è illegale e illegittima: per noi la Crimea è territorio dell’Ucraina. Le autorità ucraine non hanno invitato Putin, quindi la sua visita è inopportuna», ha detto il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, nel corso di un intervento all’università di Tallin, in Estonia, durante il quale si è anche rivolto direttamente al capo del Cremlino. «Fai un passo indietro dal baratro e tieni fede ai tuoi impegni internazionali», ha detto Rasmussen, mentre la Casa Bianca ha fatto sapere attraverso un suo portavoce che la visita in Crimea non farà altro che «esacerbare le tensioni». Proteste formali sono state sollevate da Kiev con una nota del ministero degli Affari esteri, in cui è stata espressa «la forte contrarietà alla visita del presidente russo nella Repubblica autonoma di Crimea e nella città di Sebastopoli, temporaneamente occupate dalla Russia, che non è stata concordata con l’Ucraina». Si rafforza, dunque, l’ipotesi di un inasprimento delle sanzioni nei confronti di Mosca, che era stata ventilata anche nei giorni scorsi, quando l’appello di Putin ai filorussi delle regioni orientali perché facessero slittare il referendum separatista dell’11 maggio era stato accolto come il segnale di una volontà distensiva. A essere colpite potrebbero essere anche delle società e non più solo gli individui. In particolare, Bruxelles ne avrebbe già identificate due che potrebbero essere sanzionate con il congelamento dei beni e il divieto di commercio per essersi «arricchite» acquisendo società «espropriate senza giusto compenso» in Crimea. Il via libera alle nuove sanzioni sarà deciso dal Consiglio degli esteri di lunedì «in base agli sviluppi» del fine settimana. Attualmente, però, le prospettive sono delle peggiori. Il giorno della Vittoria in Ucraina non è stato solo un giorno di festa. È stato, anzi, un giorno di sangue con 21 morti accertati a Mariupol, un’importante città portuale a Est del Paese, dove si è consumata una vera e propria battaglia tra filorussi e truppe fedeli a Kiev. A darne notizia è stato il ministro dell’Interno ucraino Arsen Avakov, specificando che si tratta di 20 separatisti e di un poliziotto e aggiungendo che quattro separatisti sono stati arrestati, mentre cinque militari ucraini sono rimasti feriti.