Prodi ora fa il trivellatore: «Cerchiamo il petrolio in Italia». Ma da premier fece solo buchi nell’acqua

Ai tempi del rapimento di Aldo Moro usava il piattino e faceva la sedute spiritiche per trovare il posto dove tenevano sequestrato il presidente della Dc. Quasi quarant’anni dopo, Romano Prodi, lascia il tavolino a tre gambe e si cala nei panni del rabdomante per proporre la sua soluzione alla crisi energetica. Trivellare al largo delle coste italiane per reperire petrolio e metano. La soluzione miracolosa è stata argomentata con un articolo pubblicato domenica sul Messaggero. «Come i governi precedenti anche l’attuale governo non sa dove  trovare i soldi  – ha scritto il Professore – per fare fronte ai suoi molteplici impegni. Eppure una parte modesta ma non trascurabile di questi soldi la può semplicemente trovare scavando – non scherzo – sotto terra. Ci troviamo infatti in una situazione curiosa, per non dire paradossale, che vede il nostro Paese al primo posto riserve di petrolio in Europa, esclusi i grandi produttori del Mare del Nord (Norvegia e UK). Nel gas ci attestiamo in quarta posizione per riserve e solo in sesta per produzione. Abbiamo quindi risorse non sfruttate, unicamente  come conseguenza della decisione di non utilizzarle. In poche parole: vogliamo continuare a farci del male». L’ex premier rinuncia a «prendere in considerazione risorse energetiche che si trovano vicino alla costa e che potrebbero quindi provocare ipotetici danni agli equilibri geologici del territorio. Mi limito ai giacimenti in mare aperto, dove questo pericolo non sussiste. Il caso più clamoroso riguarda tutta la dorsale dell’Adriatico, così promettente da essere oggetto di un grandioso piano di sfruttamento da parte del governo croato».  Per Prodi, dato che «si tratta di giacimenti che si estendono nelle acque territoriali di entrambi i Paesi ma che, se non cambierà la nostra strategia, verranno sfruttati dalla sola Croazia. Visto che il bicchiere è uno solo non vedo perché, come è stato ironicamente scritto, la bibita debba esse succhiata da una sola parte». Identico il discorso che andrebbe affrontato al largo delle coste siciliane, dove Malta sta approfittando di giacimenti che confinano con le acque territoriali italiane. Per Prodi «l’Italia non è povera di petrolio e di metano, ma assurdamente, preferisce importarli piuttosto che aumentare la produzione interna». Peccato che Romano, il “trivellatore” non abbia mosso un dito negli anni in cui contava qualcosa: quando è stato ministro dell’Industria (1978-79), presidente dell’Iri (dal 1982 al 1989) e presidente del Consiglio (1996-1998, 2006-2008).