Primarie, perché no? Nel cantiere dei moderati si riparla di “selezione dal basso” e ricambio generazionale

Primarie, perché no? Nel cantiere del centrodestra sfilacciato si riaffaccia il problema dei problemi, troppo a lungo rinviato tra strappi e frenate: la selezione della classe dirigente e delle candidature per una ripartenza vera che schiacci il tasto reset per uscire dal tunnel degli ultimi due anni. Uno storico tabù per Silvio Berlusconi che non ha mai nascosto la sua freddezza per le primarie e che nel 2013, una volta deciso di ricandidarsi premier, non esitò a fare macchina indietro “sconvocandole” dalla sera alla mattina. Fu uno dei motivi che, insieme all’offerta di candidatura a Monti a leader del rassemblement dei moderati, portò alla nascita di Fratelli d’Italia, che ha mantenuto fede agli impegni celebrando le prime primarie di centrodestra lo scorso febbraio. Adesso, a urne calde, a rimettere sul tavolo la patata bollente è il recordman di preferenze azzurro Raffaele Fitto, capolista al Sud, deciso a far pesare sul tavolo il suo contributo decisivo (24 per cento) per evitare la sconfitta. Candidatura tormentata la sua, appesa sino alla fine a un dibattito interno tra chi spingeva per la rottamazione dei “vecchi” e il partito nuovo che doveva nascere dai club e che non ha ottenuto i risultati sperati dal Cavaliere. È presto per dire quale direzione politica prenderanno l’inevitabile sconforto per il test elettorale e la voglia di uno scatto di reni comune, né quali saranno le prossime mosse di Berlusconi che legge le dichiarazioni dell’ex governatore della Puglia come una nuova sfida. Tanto che tocca a Denis Verdini invitare l’amico Raffaele ad andarci piano con le dichiarazioni perché i nervi di tutti sono a fior di pelle. Giovanni Toti invita a non correre troppo. Primarie di coalizione per tutti? Anche per Marina Berlusconi? «Non tiriamole la giacca, quando e se verrà il momento di una sua discesa in campo, questa opzione sarà valutata a ridosso del voto. Se sarà lei la candidata di Forza Italia, affronterà le primarie di coalizione per decidere il candidato premier», dice il consigliere azzurro che invita a «valorizzare la classe dirigente dei quarantenni che sta facendo bene».
Ma la situazione è molto complicata e la coperta troppo corta, con l’ex delfino Alfano ancora molto “ruvido” e troppo abbarbicato al governo e Matteo Salvini pronto a riaprire il dialogo con gli ex alleati di centrodestra a condizione che abbandonino la prospettiva del Ppe a trazione tedesca. Anche l’unità interna a Forza Italia è a rischio. C’è chi, come Brunetta, invoca un ritorno all’opposizione dura e chi, come Verdini, considera una follia rompere adesso («Proprio il voto ci dice che l’Italicum non solo è vivo, ma ci conviene»). Primarie? Sorride Giorgia Meloni, che della partecipazione dal basso e del ricambio generazionale ha fatto il suo cavallo di battaglia. «Penso vada fatta una riflessione. Perché quando abbiamo posto noi questi problemi siamo stati ignorati? Se non fosse stato così, forse non avremmo lo scenario di oggi – dice la leader di Fratelli d’Italia – Si poteva lavorare tutti insieme perché la destra non scomparisse, ma la destra comunque si sta rafforzando, è il centrodestra che non è credibile».