Pasticcio Tasi, si va verso la proroga della prima rata. Berlusconi: «Una tassa contro il buon senso»

Torna in pista la possibilità di un rinvio per la prima rata della Tasi. I sindaci riaprono all’idea di un rinvio, anche se chiedono in cambio una compensazione per le risorse che arriveranno più tardi. Un prima riunione tecnica tra l’Anci e il ministero dell’Economia è fissata per oggi. Seguiranno in settimana contatti politici. Ma è difficile che, visti gli impegni elettorali, un decreto possa arrivare prima del verdetto delle urne del prossimo fine settimana. Finora hanno deciso solo un migliaio di amministrazioni. Tra i macigni che pesano sulla vicenda c’è il fatto che sono circa quattromila i Comuni che andranno alle urne contemporaneamente con le elezioni europee e, certamente, dovranno essere i nuovi amministratori a definire il bilancio entro luglio. L’ultimo incontro tecnico-politico tra Anci e governo si era tenuto giovedì ed era finito con una fumata nera. Nessun rinvio. «Il rinvio rischia di provocare un buco e di rendere impossibile l’erogazione dei servizi», aveva detto il presidente dell’Anci, Piero Fassino che ora invece apre all’ipotesi. «Abbiamo proposto al governo – ha detto – un doppio regime: mantenere la scadenza del 16 giugno per i Comuni che hanno già deliberato, far slittare al 16 settembre il pagamento degli altri Comuni che avranno così il tempo di deliberare le aliquote entro il 31 luglio». Una proroga generalizzata, ha spiegato invece, dovrebbe trovare delle compensazioni economiche. Ed è proprio questo uno dei nodi sul tavolo. Ma sarebbe proprio quella di un rinvio per tutti l’ipotesi che potrebbe essere percorsa per evitare complicazioni ai contribuenti. Le ipotesi sulla scadenza per il pagamento della prima rata sono diverse. C’è quella minimale del 16 luglio, che però non aiuterebbe i Comuni costringendoli ad un tour de force, e la possibilità di un rinvio al 16 settembre. In base alla normativa attuale, invece, i Comuni dovrebbero decidere le aliquote entro il 23 di maggio. Senza alcuna decisione i proprietari di prima casa potrebbero rinviare il pagamento in unica soluzione a dicembre mentre per le seconde case sarebbe un vero e proprio pasticcio. Dovrebbero pagare la metà della Tasi annuale in base all’aliquota dell’1% decisa a livello nazionale. Ma rimane il nodo della quota che spetta agli inquilini, che può variare tra il 10 e il 30 per cento che sarebbe impossibile definire in via forfettaria. Un caos che secondo Silvio Berlusconi nasce dal fatto che «al governo non ci sono persone capaci». «Non attribuisco a Renzi in prima persona la responsabilità – dice – ma tutto quello che fanno va contro il buon senso. Ora non si sa quanto si paga nell’anno a partire dalla rata di giugno. Noi c’eravamo impegnati ad abolire tassa sulla casa che riteniamo un bene sacro».