PAGINE DI STORIA/L’Eurotunnel compie 20 anni. Per il ponte di Messina ci vorrebbe un’altra Thatcher…

Compie vent’anni il tunnel sotto la Manica inaugurato il 6 giugno 1994 dall’allora presidente francese François Mitterrand e dalla regina Elisabetta. È la più lunga galleria sottomarina del mondo, 50 chilometri di cui 38 scavati sotto il mare. Quindicimila persone contribuirono alla spettacolare opera che ha unito Francia e Gran Bretagna e che era attesa da secoli. Una cerimonia ufficiale si si è svolta a Coquelles, sulla sponda francese, proprio dove – sotto una pioggerella che da qualche giorno insiste sulla regione – Mitterrand e la regina tagliarono il nastro. L’idea di scavare una galleria per mettere fine all’isolamento inglese si era fatta strada fin dal 18° secolo e alla fine dell’Ottocento erano già stati scavati un paio di chilometri da una parte e dall’altra. L’accordo per l’opera fu firmato nel gennaio 1986 da Mitterrand e dalla primo ministro Margaret Thatcher, che insistette sul principio del «100% privato, senza un penny di denaro pubblico». I lavori durarono in tutto sette anni, durante i quali furono scavati tre tunnel, uno per ognuno dei due sensi di circolazione, il terzo, di sicurezza e di riserva, al centro. Vi circolano soltanto treni, i veicoli possono attraversarlo soltanto a bordo degli speciali vagoni-navetta. Il primo operaio britannico strinse la mano al collega francese, a 100 metri sotto il livello del mare, nel dicembre 1990. A fronte delle meraviglie tecniche del tunnel, la società Eurotunnel – fin dall’inizio dell’avventura – fu avviluppata in una ragnatela di false voci e accuse fra costruttori e concessionari, sforamento dei costi previsti e clamorosi ritardi che sono costati carissimi ai piccoli azionisti che comprarono il titolo che banche e media finanziari vantavano come l’investimento perfetto e sicuro. Costava 35 franchi (5,34 euro) l’azione Eurotunnel alla sua prima quotazione sul mercato, ma 15 anni dopo era ridotta ancora a pochi centesimi. Mesi di sospensione del titolo, polemiche e denunce sono quanto meno servite ad arrivare ad un accordo di ristrutturazione finanziaria nel 2007, primo passo verso la risalita. Due anni dopo, il gruppo Eurotunnel versò il suo primo dividendo della storia (4 centesimi per azione), con 12 anni di ritardo. A fine 2013, il debito è ancora colossale, 3,7 miliardi di euro, anche se la società concessionaria fino al 2086, Eurotunnel (3.700 dipendenti), vanta utili per 101 milioni di euro. Si calcola che vi transitino sui dieci milioni di persone all’anno e circa tre milioni di veicoli. Per il nostro ponte di Messina se ne parla già dai tempi dell’impero romano, ma forse anche prima, ma nessuno è mai riuscito a costruirlo. Dovremo aspettare un’altra Margaret Thatcher?