Orrore in Nigeria, si muove anche Michelle Obama. Ma da noi si parla più di Valeria Marini…

Un ennesimo massacro – almeno trecento le vittime – per mano dei miliziani islamici di Boko Haram ha fatto ripiombare la Nigeria in un incubo che sembra senza fine, così come la capacità della setta terroristica di colpire impunemente, come ha fatto lunedì a Gamborou Ngala, nel nord-est del Paese, quasi al confine con il Camerun. Nel piccolo centro gli integralisti islamici sono arrivati a decine, armati fino ai denti, a bordo di pick-up, per attaccare quelli che ai loro occhi sono i simboli del potere centrale da abbattere ad ogni costo: uffici pubblici, il commissariato di polizia, ma anche negozi ed il mercato all’aperto. Il bilancio provvisorio, reso noto mercoledì sera da un uomo politico locale, il senatore Ahmed Zannah, sarebbe di trecento morti, in maggioranza civili e, quindi, inermi, passati per le armi dopo un vero e proprio rastrellamento, casa per casa, ufficio per ufficio, negozio per negozio. Un ennesimo massacro che, se confermato nella cifra, porta il totale delle vittime di Boko Haram da gennaio ad oggi ad oltre 1.500. L’attacco a Gamborou Ngala non è il primo nella zona, come testimoniano le stragi compiute nel non lontano centro di Maiduguri quasi una città simbolo per la Nigeria. In questo contesto è lampante  l’impotenza del governo nigeriano per mettere fine ai continui sequestri di ragazze che, quasi in trecento, sono ancora in mano ai miliziani che le hanno rapite da scuole e case. Una impunità che permette al capo militare di Boko Haram, il sanguinario e imprendibile Abubakar Sheauku, di apparire in un lunghissimo video (quasi un’ora) nel quale ha rivendicato i rapimenti, nel nome del movimento islamico e ha annunciato che «annaffierà il suolo nigeriano con sangue cristiano» e con quello «deli infedeli» ma ha anche sghignazzato all’indirizzo dei vertici della repubblica nigeriana, con il presidente Goodluck Jonathan in testa, promettendo di vedere la ragazze rapite ai mercanti del sesso di Camerun e Ciad.

In tutto il mondo si sono levate voci che condannano i rapimenti e la mobilitazione sembra essere ormai a livello mondiale. Michelle Obama in un tweet in cui ha pubblicato anche una foto di se stessa mentre mostra un cartello con scritto: #BringBackOurGirls (riportate indietro le nostre ragazze), l’hashtag di solidarietà alle ragazze sequestrate. «Le nostre preghiere sono per le ragazze nigeriane rapite e per le loro famiglie». Del dramma delle centinaia di liceali sequestrate in Nigeria ha parlato anche il presidente Obama. Gli Stati Uniti, ha detto, stanno facendo «Tutto ciò che possono» per aiutare la Nigeria ad ottenerne la liberazione. Personalità e media italiani non sembrano molto toccati dal tema: né i movimenti femminili (eclatante la sparizione di Se non ora quando, che sembra interessarsi ai diritti delle donne nel mondo solo quando si tratta di attaccare Silvio Berlusconi) né tantomeno artisti e personalità pubbliche. I quotidiani italiani non danno molto risalto ai fatti nigeriani, fatta eccezione per il quotidiano cattolico Avvenire. Per i tg per gli altri giornali italiani merita più spazio il matrimonio «non consumato» da Valeria Marini.