Nonostante le difficoltà, il centrodestra unito ha ancora chance di rivincere

La campagna elettorale per le europee sta facendo apparire sia il Pd di Matteo Renzi sia i 5 Stelle di Beppe Grillo in grande spolvero, lasciando ai margini un centrodestra che mai come adesso ha dovuto fare i conti con la sua sopravvivenza, la sua composizione ed il risultato numerico possibile.

È indubbio che dopo venti anni dalla sua nascita la coalizione ha perso la splendida forma che garantì numerosi successi elettorali, sia per il logorio registrato da Berlusconi (generazionale e giudiziario) sia per le divisioni degli ultimi anni. Oggi il centrodestra appare una barca con quattro soggetti ai remi che remano in direzioni diverse e spesso contrastanti, senza una guida che indichi la rotta. Dopo rotture, cacciate e scissioni la coalizione è tornata alle originarie quattro gambe. All’inizio erano composte dall’anima liberale di Forza Italia, da quella di destra di Alleanza Nazionale, dalla cattolica del Ccd-Udc e da quella autonomista della Lega Nord. Dopo tanti tentativi più o meno falliti la formula resta la stessa, anche se la leadership e la coesione della squadra non sono quelle di una volta. Forza Italia è tornata alle sue origini rinunciando in parte al tentativo di voler comprendere anche destra e cattolici, il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano unitosi con l’Udc di Cesa può rappresentare il centro cattolico che una volta era occupato da Casini, la Lega continua a fare il suo mestiere e Fratelli d’Italia, anche grazie all’uso del simbolo di Alleanza nazionale, è in condizioni di rifare la destra della coalizione.

I presupposti per far ripartire il centrodestra, quindi, ci sono tutti ed i sondaggi confermano che nonostante ci si trovi in una delle più difficili stagioni della sua storia la coalizione comunque può contare su uno zoccolo duro superiore al trenta per cento dei voti. Per riaprire il cantiere il giorno dopo le europee servirebbe invece che i quattro soggetti ai remi trovassero un’unica direzione verso la quale andare, mentre sta accadendo il contrario. Berlusconi spera che Alfano e la Meloni non riescano a superare lo sbarramento del 4%, il nuovo Centrodestra attacca duramente Forza Italia nella speranza che scenda al 16-17% lasciandogli elettorato a disposizione e così via.

Purtroppo non è questo lo schema per la ricostruzione del centrodestra. Sembra assurdo proporlo adesso, ma servirebbe come non mai in questo momento un happening unitario di tutte le liste, magari delegato ai candidati giovani e non ai leader, per dare l’idea ai moderati alternativi alla sinistra che la coalizione ha un futuro. Basterebbe una grande manifestazione con tutti i candidati giovani alle europee delle quattro formazioni, parlando del rapporto tra giovani ed Europa, per ridare la speranza. Ogni partito del centrodestra in questi ultimi giorni di campagna elettorale deve auspicare che vadano bene le altre tre forze con cui dovrà allearsi, altrimenti se una gamba crolla le altre tre nulla potranno fare per tenere in piedi il tavolo della coalizione.

C’è quindi da sperare che gli ultimi dieci giorni di campagna elettorale non si consumino tra accuse reciproche per recuperare voti all’alleato, ma parlando agli italiani per smascherare le bugie di Renzi e la pericolosità di Grillo. Soltanto così dopo il voto la barca potrà ripartire con tutti che remano nella stessa direzione e candidarsi a rappresentare ancora la maggioranza degli elettori.