Nella Milano di Pisapia (e dell’Expo) la metropolitana è off limits per le mamme con passeggino

«Pensato per i tuoi figli. E anche per i loro figli», recita uno dei manifesti per l’Expo di Milano, che si aprirà tra un anno. Nulla potrebbe suonare più beffardo in una città in cui alle mamme sono negati i diritti più elementari, come quello alla mobilità.

A Milano una mamma sola con il passeggino non può prendere la metropolitana, perché nelle stazioni in cui non c’è l’ascensore non può utilizzare la pedana per disabili. Lo prevede un regolamento dell’Atm che, di fatto, rende una mamma più disabile di chi ha una vera disabilità. Il problema non riguarda solo le periferie, lì semmai è semplicemente più grave. Riguarda anche la centralissima Corso Buonos Aires, via dello shopping commerciale, dove su due fermate una, Lima, non è attrezzata per chi non può fare le scale e l’altra, Porta Venezia, ha quella pedana preclusa alle mamme. L’unico modo per riuscire a scendere è affidarsi al buon cuore dei passanti o, se ci sono, degli uomini della sicurezza, che pure fanno un di più rispetto ai loro doveri. Non c’è reclamo o chiamata a carabinieri, polizia, vigili urbani e polmetro che tenga. L’Atm risponde che quello è il regolamento e che se la signora vuole arrivare alle banchine deve scendere le scale a piedi, portando il bambino su un braccio e il passeggino sull’altro. A Milano, per l’Atm, una mamma che ha un bambino che ancora non cammina dovrebbe essere Hulk, forse per questo l’azienda attua politiche che fanno diventare verdi di rabbia e frustrazione. Politiche che relegano le mamme a cittadini di serie B, impotenti, con l’unico conforto della solidarietà dell’impiegato di turno o degli agenti che hanno raccolto le chiamate, i quali comunque, di fronte alle regole dell’azienda comunale, hanno poco da fare. È vero che questo non succede solo a Milano. Ma a Milano ci sono delle aggravanti politiche molto pesanti. Prima di tutto c’è il fatto che uno dei punti qualificanti del programma di Giuliano Pisapia recitava che “Spostarsi sarà più facile”. Le mamme, invece, non si possono spostare affatto. Una circostanza che diventa ancora più odiosa, pensando a quei moduli scolastici su cui la parola mamma non c’è più. Cancellate dalla burocrazia, le mamme farebbero bene ad autocancellarsi anche dalle strade della città, a non avere la pretesa assurda di andare in giro con i loro figli a meno che, è ovvio, non siano in grado di caricarseli in spalla insieme al passeggino. Infine, c’è l’aggravante già citata dell’Expo: in vista dell’evento la città si presenta cosmopolita, accogliente, proiettata nel futuro, socialmente responsabile. Tutti meriti che diventano vanagloria di fronte a una quotidianità fatta di esclusione dei soggetti più deboli, come le mamme sempre sono in questo Paese.