Napolitano ci ripensa: doveva essere super partes e invece se la prende con i “populisti” anti-Ue

La necessità delle riforme, di non deviare dall’europeismo, di non cedere a «pulsioni e populismi». Giorgio Napolitano ne ha parlato incontrando il presidente della Confederazione Elvetica, Didier Burkhalter, durante la sua visita di Stato in Svizzera. Una “incursione” sui temi della politica interna

e, anche se indirettamente, della campagna elettorale per le europee, proprio all’indomani di quella rassicurazione sul fatto che «non parlo di questa fase interna dell’Italia, che ha una contornazione di fondo non molto brillante». «Io mi tengo ben lontano…», aveva detto Napolitano ai giornalisti che, appena un giorno fa, sempre in Svizzera, gli avevano chiesto un commento alla campagna elettorale. Ma Napolitano sembra averci ripensato: «L’Europa è ancora attraversata da pulsioni e populismi che mettono in discussione struttura e obiettivi della costruzione comune», ha detto nel corso di un discorso davanti al Consiglio federale, a Berna. Nel contesto di un voto che si gioca tutto – o quasi – sul tema di quanto l’Italia debba essere appiattita o critica nei confronti delle politiche di Bruxelles, un’affermazione del genere suona di per sé quasi come una dichiarazione di voto o, per lo meno, di campo, anche se presentata come una rassicurazione a beneficio dei partner. «Vorrei assicurarvi che l’asprezza del confronto politico, e in questo momento dello scontro elettorale, non ci farà deviare dalla concentrazione delle nostre energie sul progetto dell’Unità europea nel senso più ampio e comprensivo dalla espressione», ha proseguito Napolitano, aggiungendo quella che suona come una pacca sulla spalla del governo. «L’Italia – ha detto – attraversa una fase complessa e cruciale di rinnovato impegno per il rilancio dell’economia e dell’occupazione, per la definizione di riforme strutturali, anche in senso costituzionale, da tempo mature».