Matteo, occhio alla faccia…a volte l’entusiasmo può essere doloroso

La faccia. Bisogna che stia attento alla sua faccia il caro Matteo. A quella faccia paffutella che esibisce a favore di telecamere tutti i santi giorni. Perché, inquadratura dopo inquadratura, fotogramma dopo fotogramma, è proprio a quello che sembrano mirare gli italiani, vedendolo arrivare. Pare proprio quello il bersaglio. Quelle sue guanciotte rosastre. Incastonate in quella viso gioviale. Faccia di figliolo di casa. Di bravo figliolo, che adesso si occupa del bene di tutti. Decine di mani, decine di braccia di uomini e di donne si tendono, in questi frenetici giorni di campagna elettorale, verso di Lui. Verso quel volto ancora così pulito, nonostante qualche neo birichino. Cercano di acchiapparlo, di portarlo a sé. Matteo Renzi, in questo suo tour elettorale è acclamato, ammirato, conteso. Perciò è naturale che emergano dalle transenne delle piazze ondeggianti, braccia sempre più curiose. Braccia che, appena possono, si avviluppano al pover’uomo sempre sorridente e disponibile. Lo scuotono, lo strattonano. Si posizionano sulle gote e finalmente le stringono. Una frazione di secondo, un supplizio continuo. Un attimo appena, un dolore costante. Voglia di partecipare, diranno. Quanto basta perché il ricordo si formi. Che poi al nipote lo si potrà pure raccontare. Di quella volta che si vide in piazza il Matteo, lo si chiamò e lo si strinse a se dicendogli: «non mollare!». Con tale impeto che quasi una sua guancia t’era rimasta in mano.