Marino non sa fare il sindaco e si occupa di cannabis: l’uso personale deve essere legale

Il nomignolo di “marziano” Ignazio Marino se l’è conquistato non appena ha fatto la sua comparsa sulla scena romana. Una volta l’ha anche rivendicato con orgoglio sul suo blog, cercando di mutare in positivo quel titolo che certamente positivo non era. Dev’essere per questo, forse, che non perde occasione per puntellare l’idea che viva su un altro pianeta. Sia rispetto alla scena capitolina, sia rispetto a quella nazionale. L’ultima occasione l’ha fornita parlando di droghe, nel corso dell’Eighth Annual Conference of the International Society for the Study of Drug Policy, che si svolge a Roma fino al 23 maggio. Portando il suo saluto, il primo cittadino della Capitale ha spiegato di essere «favorevole alla possibilità di liberalizzazione della cannabis per uso medico o personale», aggiungendo che «viviamo in un tempo in cui una riforma delle leggi sulle droghe è necessaria a livello nazionale e internazionale. Per l’Italia personalmente ho un’idea molto chiara di quello che deve essere fatto: la depenalizzazione della marijuana deve essere considerato un punto di partenza perché gli anni di proibizionismo non hanno portato nessun risultato nella prevenzione del drammatico aumento nell’uso di droga. Inoltre, nuove forme di legalizzazione potrebbero essere sperimentate in medicina per la salute delle persone, ma anche per colpire la criminalità organizzata». «La criminalità organizzata ancora gestisce grandi porzioni del traffico internazionale e ci sono abbastanza ragioni per riaprire il dibattito oggi in Italia», ha quindi spiegato Marino. Ora delle due l’una: o gli è sfuggito che giusto una settimana fa, con un voto di fiducia, il Senato ha convertito in legge il decreto sulle droghe o non si trova d’accordo con quello che nel decreto è scritto e che è, sostanzialmente, non solo la linea del Pd, ma anche quella che sembra essere la sua. Il decreto, che non a caso ha suscitato numerose polemiche, infatti, ripropone la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti, come imposto dalla Corte costituzionale con la bocciatura della Fini-Giovanardi. La cannabis naturale è inserita nella tabella delle droghe leggere, per le quali le sanzioni per la detenzione sono state così alleggerite da risultare praticamente annullate, tanto che più d’uno, nell’area di centrodestra, ha parlato di «depenalizzazione dello spaccio», se non addirittura «legalizzazione dello spaccio». Solo la cannabis chimica è considerata droga pesante, nonostante diversi esperti, anche di organismi internazionali come l’Ufficio delle Nazioni Unite sulla Droga e il Crimine (Unodc), abbiano ricordato che le selezioni operate su quella naturale nel corso degli anni hanno portato a un tasso di principio attivo così alto da non poter più parlare di droga leggera. Dunque, considerato che la cannabis naturale, a dispetto degli allarmi, è già di fatto “legalizzata”, non è chiaro se l’auspicio di Marino riguardi quella chimica. Cosa che, evidentemente, faciliterebbe ancora di più la vita degli spacciatori, già aiutati dalle nuove tabelle così come sono state licenziate. E questo solo per citare le contraddizioni più evidenti, senza entrare nel merito del discorso dell’uso medico della cannabis, che è assai più complesso e del quale si potrà venire difficilmente a capo finché lo si metterà sullo stesso piano, come fa Marino, dell’uso per lo sballo.