Marino nei guai. Lo tsunami renziano arriva in Campidoglio: si parte con il rimpasto

Lo tsunami renziano arriva in Campidoglio e il sindaco Ignazio Marino non ha più scudi per schivare i colpi del Nazareno che da mesi lo considera un peso. Da bravi soldatini i Dem hanno aspettato le europee e che il generale Matteo desse l’ordine di rompere le righe. E così è stato. Dietro i sorrisi e le pacche sulle spalle per il risultato storico raggiunto a Roma (il 43 per cento con picchi bulgari in alcuni municipi), nelle prossime ore salteranno molti equilibri tenuti faticosamente insieme tra il sindaco “straniero”, il Pd romano guidato da Cosentino e il presidente del Consiglio. Il vicesegretario del Pd, fedelissimo di Renzi, Lorenzo Guerini, si è incontrato a lungo con Marino per parlare dei nuovi assetti di Giunta dopo l’uscita ufficiale dell’assessore alla Cultura Flavia Barca. «Parleremo ancora nei prossimi giorni dentro un quadro di collaborazione e nel rispetto dell’autonomia decisionale dell’amministrazione e del sindaco», ha detto Guerini in perfetto stile politichese, «da parte nostra c’è piena vicinanza rispetto al lavoro che sta svolgendo Marino e le attività che sta realizzando». Che tradotto significa: commissariamento e rimpasto di Giunta per stringere il recinto intorno al sindaco dopo avergli imposto la cosiddetta “cabina di regia”, che è tornata a riunirsi per discutere del decreto SalvaRoma e del bilancio 2014. Alla riunione sui conti della Capitale in vista del piano di rientro anche Silvia Scozzese, la new entry dell’Anci (gradita al renziano Delrio) che potrebbe prendere il posto dell’ex assessore al Bilancio Daniela Morgane, costretta a lasciare un mese fa sotto le pressioni del Pd romano che temeva una manovra lacrime e sangue. «Scozzese ci illustrerà come si è formato il debito – ha detto l’assessore Improta, prima di entrare in Campidoglio – così faremo un altro passo in avanti…».  I renziani parlano apertamente di nuova geografia romana, «le preferenze testimoniano un cambiamento importante. Ora serve un rimpasto di livello, un progetto per i prossimi anni». All’orizzonte capitolino cambi di caselle, traslochi e new entry con una spasmodica attenzione alle quote rosa. Potrebbe tremare anche la poltrona del vicesindaco Luigi Nieri, che Renzi vorrebbe per sé ma che Sel non intende mollare visto la buona prestazione elettorale della lista Tsipras. Tante le ipotesi in circolazione: si parla insistentemente di Giovanna Marinelli alla Cultura, per anni collaboratrice del più volte assessore alla Cultura Gianni Borgna scomparso di recente, e di un «autorevole esponente del mondo cattolico» al Sociale. Alla vigilia del voto, il vicesegretario del Pd romano, Luciano Nobili, renziano doc, confermava lo stallo e le pessime quotazioni del primo cittadino: «La situazione romana è una situazione complicata che andrà risolta. Con un rimpasto o con altre soluzioni non si sa. L’unica cosa certa è che si affronterà dopo il 26, dopo il voto». E nell’attesa Marino è stato tenuto a distanza di sicurezza dalla campagna elettorale. Niente palco al comizio di chiusura a piazza del Popolo («Matteo non vuole burocrazie», spiegava Nobili) nemmeno uno straccio di invito al brindisi in piazza Farnese con la Bonafé, miss 80mila preferenze a Roma, «ma solamente perché è un appuntamento di partito e non dell’amministrazione, se viene ci fa piacere», minimizzano dalla maggioranza.