Marcia su Roma: Grillo la evoca, il Cavaliere gliela scippa

E così che anche la marcia su Roma diviene argomento di campagna elettorale. Sembra incredibile. Certo, visto il tipo di elezioni, meglio sarebbe stata una su Bruxelles o, almeno, Strasburgo. Magari da incazzati neri contro questi euroburocrati che pensano solo alle loro preziose euroterga. Ma tant’è. Il sasso viene lanciato dal solito Beppe Grillo. Consenso esplosivo. Giubilo. La boutade piace. Si manifesta intrigante. Evoca speranza. L’idea comincia a camminare davvero. Senza scandalo. Neppure  un urlo inorridito. Neppure un fiato. O uno scritto indignato. Nemmeno una smorfia di disappunto da qualche ottuagenaria democratica vestale. Incredibile? No, no che non è incredibile. Basta camminare per strada. Basta salire su un bus all’ora di punta. Basta andare al mercato. È un’altra Italia, questa. Un’Italia impaurita dalla recessione. Un’Italia che ora spera di farcela. Che sogna di mettersi alle spalle la crisi. Che perciò non guarda, né pensa certo al passato. Un’Italia che s’illude scommettendo sul giovane Matteo Renzi. Sulle sue promesse a raffica. Sul pollice all’insù. Su questa sorta di ottimismo della volontà. E si compiace pure di vederlo pedalare di buon mattino, con quel po’ di pancetta, alla Technogym di Cesena. Un’Italia contraddittoria, che elegge suo Tribuno questo comico genovese. E che si bea delle sue contumelie e dei «vaffa» indirizzati al Palazzo. Una valvola di sfogo collettivo all’accumulo di rabbia.

E allora, che ti fa quel geniaccio del Cavaliere di Arcore? Pensiero e azione. Come nella migliore tradizione patria. Come quelli che l’intuito l’ebbero allora. Silvio Berlusconi ne fiuta subito l’intrinseca capacità attrattiva. Quasi rivoluzionaria. E, a suo modo, vi si tuffa a capofitto: «Grillo si sbaglia… – spiega sornione dalla cornetta di casa ad una platea napoletana festante – La marcia la faremo noi!» Ovazione immancabile. Immediata.