Made in Italy, un altro addio: cala il silenzio sulla pasta Agnesi. E il governo tace…

Addio alla pasta Agnesi. Schiacciato dal peso della crisi economica il brand Italia va sempre più in frantumi. Uno dopo l’altro i marchi che hanno fatto il Made in Italy, fiore all’occhiello della nostra economia, delocalizzano, vendono agli stranieri e quando va peggio chiudono i battenti (con tutte le conseguenze negative del caso). L’elenco è infinito, si va dalle imprese legate al mercato del lusso vendute a cordate straniere (Bulgari ceduto alla Luis Vuitton Moet Hennessy, proprieraria anche di altri marchi Emilio Pucci, Acqua di Parma e Fendi; Gucci e da ultimo Pomellato sono finiti nelle mani di Kering, antagonista storico di Lvmh, che fa capo alla famiglia di François Henri Pinault, leader della distribuzione di marchi come Fnac e Puma e che controlla anche Dodo, Bottega Veneta, Brioni e Sergio Rossi) a quelle del cibo. Per esempio, Unilever, multinazionale anglo-olandese è proprietaria di Algida, Santa Rosa, del riso Flora, dell’olio d’oliva Bertolli, poi ceduto alla spagnola Sos Cuetara che controlla Carapelli e Sasso, la francese Lactalis ha acquistato la Parmalat, Galbani e Invernizzi, Cademartori, Locatelli e Président; la Nestlé è proprietaria di Buitoni e Sanpellegrino, Perugina, Motta, l’Antica Gelateria del Corso e la Valle degli Orti; i sudafricani di SabMiller hanno acquisito la Peroni; l’oligarca Rustam Tariko, proprietario della banca e della vokda Russki Standard, ha comprato Gancia. La storia è sempre la stessa: le aziende scoraggiate e demotivate decidono in un modo o in un altro di mollare tutto. Alcune vendono, alcune svendono, altre si spostano altrove, altre ancora abbassano le saracinesche, come sta accadendo a un marchio prestigioso come la pasta Agnesi. I nostri figli sono cresciuti con una pubblicità che la diceva lunga sulla bontà del prodotto: “Silenzio, parla Agnesi”. Lo spot ha reso celebre il pastificio imperiese nato nel 1824. Ma ora il silenzio scende su questo marchio che ha fatto parte della storia alimentare degli italiani. Dopo un periodo di difficoltà, il gruppo Colussi ha annunciato la cessazione della produzione di pasta Agnesi e la chiusura dello stabilimento di Imperia entro il dicembre del 2014. Il marchio Agnesi potrebbe rimanere in vita, producendo altri alimenti, ma necessiterebbe di un nuovo stabilimento.

La notizia della chiusura, che i vertici del Gruppo Colussi avevano annunciato ai sindacati è stata ufficializzata dall’azienda lunedì scorso. Verso la chiusura anche lo stabilimento di Fossano (Cuneo). Complessivamente rischiano il posto di lavoro 150 dipendenti. I primi segnali concreti della crisi si erano manifestati nei mesi scorsi con la chiusura del molino: per i dipendenti era stata offerta una buonuscita di seimila euro. Ma nonostante la chiusura del molino il piano industriale presentato da Colussi prevedeva il passaggio da 52 a 54mila tonnellate annue di pasta per il 2014. Dopo la chiusura del molino era arrivata la cassa integrazione per gli addetti al confezionamento. L’azienda ha poi detto chiaramente che gli stabilimenti di Imperia e Fossano potrebbero produrre non più di 90mila tonnellate di pasta all’anno, ma i costi per mantenere questa produzione non sono sostenibili. I sindacati hanno sottolineato, invece, che i due stabilimenti producono già 110mila tonnellate. Ma Colussi ha deciso che la pasta Agnesi non ha più futuro. Scende il silenzio. Il sindaco Pd di Imperia Carlo Capacci ha lanciato un appello «a tutti gli imprenditori imperiesi a creare una cordata, per una partnership con il gruppo Colussi, affinché il marchio Agnesi possa restare a Imperia». Ancora è troppo presto per sapere se qualcuno risponderà. Ma una cosa è certa: il silenzio del governo.