Lotta antifascista al Giro d’Italia: è l’ultima trovata dei “partigiani” dell’Anpi e del Pd

La lotta antifascista fa tappa al Giro d’Italia, tra le biciclette, i caschetti da corsa, i sellini e il rumore delle catene. Ogni scusa è buona per fare un po’ di casino, alla “guarda mamma come mi diverto”, qualche slogan ritmato, qualche pugno chiuso, qualche comunicato stampa e la festa è conclusa. Gli atleti sulle due ruote arrivano ad Affile, oddio proprio lì, dov’è cresciuto il generale Rodolfo Graziani, il fascista al quale il sindaco ha addirittura dedicato un mausoleo. L’Anpi – ossia l’Associazione nazionale partigiani italiani – subito drizza le orecchie, attenta, pronta a far scattare la polemica cogliendo al volo un pretesto qualsiasi. magari una sillaba politicamente scorretta pronunciata da un ragazzino. E così anche il Pd. Del resto, sono i nipotini di Togliatti e quindi è difficile che possano cambiare abitudini. Ma ecco lo scandalo: l’Associazione culturale Graziani ha affisso manifesti e uno striscione per ringraziare gli organizzatori della Giro d’Italia per la tappa ad Affile: «È stato onorato l’eroe della grande guerra». Per l’Anpi è una specie di colpo di stato, quasi pari all’affronto del mausoleo, un’azione pericolosissima tanto da urlare: «È un attacco alle istituzioni democratiche, una vergogna del nostro Paese di fronte al mondo intero. Chiediamo alle autorità preposte di intervenire con determinazione – ha detto Ernesto Nassi, presidente dell’Anpi di Roma – affinché siano individuati i responsabili di tale affronto e siano denunciati per apologia del fascismo: le leggi Scelba e Mancino devono essere applicate. Invitiamo gli organizzatori del Giro d’Italia e la Gazzetta dello Sport a prendere le distanze da quanto accaduto».  Più o meno come dicono i militanti dei centri sociali, quelli che vogliono impedire con la violenza che si parli delle Foibe. Violenza democratica, naturalmente.