Lo stub dà esito negativo, ma per gli inquirenti è stato De Santis a sparare. Peggiorano le condizioni del ferito

Una situazione che evolve su un fronte, e involve alternativamente sull’altro: l’unico dato costante è che continua a deflagrare l’orrore del sabato di violenza che ha insanguinato la finale di Coppa Italia tra il Napoli e la Fiorentina. Peggiorano le condizioni di Ciro Esposito, il tifoso partenopeo ferito gravemente e ricoverato al policlinico Gemelli di Roma, che nella notte è stato sottoposto ad un altro intervento di chirurgia addominale. Secondo quando trapela, l’operazione si sarebbe resa necessaria a seguito di un problema ischemico derivante dall’arresto cardiaco subito dal ragazzo. Tanto che in un bollettino medico diramato dall’ospedale romano si ribadisce che «permangono critiche le condizioni del paziente, ricoverato presso il Centro di Rianimazione del Gemelli, con la necessità di supporto farmacologico e strumentale alle principali funzioni vitali». Sua madre Antonella Leardi appare sempre più provata e preoccupata dal decorso ospedaliero del figlio: «Ciro ha dovuto affrontare un’altra volta la sala operatoria. Gli è stato tagliato un pezzo di colon, insomma la situazione è ancora delicata. Come sto io? – conlude la donna – sono stanca».
Intanto, sul fronte giudiziario, i legali del ragazzo che ha subìto l’aggressione fuori dello stadio Olimpico dichiarano in una nota di non aver ancora ricevuto alcuna notifica di fermo per il loro assistito. Contestualmente però – spiegano gli avvocati Angelo e Sergio Pisani – il collegio di difesa, a tutela di Esposito, ha proceduto alla nomina di due periti: un medico legale e un esperto di balistica. E, proprio a proposito di balistica, ha dato esito negativo l’esame stub compiuto su Daniele De Santis, l’ultrà romanista accusato del tentato omicidio di tre tifosi napoletani, uno dei quali è appunto Ciro Esposito. Eppure, in merito al risultato del test, dalla questura arriva un’importante precisazione: «L’esame dello stub eseguito su Daniele De Santis è compatibile con materiale da sparo». In sostanza, si sottolinea, l’esame pur negativo avrebbe evidenziato la presenza di tracce di polvere da sparo. Tra l’altro, De Santis, oltre ad essere accusato di avere sparato contro i tifosi napoletani, è stato anche visto lanciare bombe carta e materiale pirotecnico negli attimi che hanno preceduto il ferimento dei tre supporter partenopei. Le tracce di polvere da sparo rilevate dallo stub, non in quantità tale da far risultare l’esame positivo, potrebbero ricondurre dunque sia alla pistola, che alle bombe carta che l’uomo avrebbe lanciato. Per questo verranno eseguiti ulteriori accertamenti sulla Beretta 7.65 con matricola abrasa, dalla quale sono partiti i cinque colpi: e dopo l’esame del guanto di paraffina sarà effettuato quello delle impronte sull’arma che sia gli investigatori che gli inquirenti asseriscono sia stata impugnata ed usata da Daniele De Santis per fare fuoco sui napoletani. De Santis, peraltro, resta comunque indagato anche alla luce di altri elementi in mano agli inquirenti: a partire dalle testimonianze di tre persone che lo inchioderebbero alle sue responsabilità. I testimoni in questione, infatti, avrebbero visto De Santis sparare sabato nei momenti di follia che hanno preceduto la finale di calcio. Così, dei tre testimoni è dato conto nelle venti pagine dell’informativa della Digos, in cui si asserisce che le dichiarazioni rilasciate non lascerebbero dubbi: «A sparare contro i napoletani è stato lui». De Santis, da parte sua, come già nell’immediatezza del fermo, continua invece a negare ogni addebito: versione che mercoledì probabilmente, forte anche dell’esito del guanto di paraffina, ripeterà in sede di interrogatorio di garanzia.
E come se tutto questo non fosse già abbastanza, in queste ore che a parlare sono capi di frange di tifosi militanti, ultrà dissidenti e tutte le degenerazioni sociali del prototipo del supporter, c’è chi prova addirittura ad eleggere la più bieca e gratuita violenza dentro e fuori gli stadi, al rango di protesta di piazza. «Lo Stato adesso – spiega un ultrà a Repubblica – ci ritrova nelle piazze. I napoletani a Chiaiano per l’inceneritore, quelli del Nord a Torino coi Forconi o in Val di Susa, romani, fiorentini e livornesi a Roma coi Senza Casa. Voi li chiamate black bloc, ma sono ultrà: e al vero ultrà – conclude quasi smentendosi – della politica non gliene frega niente»…