Lite tra il Pd e “Il Fatto” sul velinismo renziano: “Voi civette”, “voi sessisti”…

Si litiga sulle donne e per le donne, a sinistra. Non si è ancora spenta l’eco del folgorante dibattito sull’uso del fondoschiena di Paola Bacchiddu (portavoce della lista Tsipras) che ha fatto fremere di indignazione femministe canoniche come Marina Terragni, che si accende una nuova lite, tra Valeria Fedeli del Pd e Il Fatto quotidiano accusato dall’esponente dei democratici di usare toni inaccettabili verso le capoliste renziane alle europee.

L’articolo incriminato non è per niente tenero, in effetti. Lo firma Fabrizio D’Esposito che scrive, a proposito di Alessandra Moretti, capolista del nord-est, del suo cambio di scarpe in campagna elettorale documentato su Twitter, dalle ballerine ai tacchi, o viceversa, “tra dilettantismo politico e semplificazione paraberlusconiana”. Si passa poi a bacchettare Simona Bonafè, capolista nel centro, promossa direttamente da Scandicci alla Camera, ascensione “da vertigini”. Però pare sia brava ad imitare il linguaggio di Renzi. Poi c’è Pina Picierno, capolista al Sud, di cui si ricorda unicamente una cosa: la gaffe con lo scontrino per dimostrare che con 80 euro si fa la spesa per due settimane. E infine Alessia Mosca, che si fa fotografare con Renzi in un comizio. Il loro imperativo: civettare con gli elettori. E, a sovrastare tutte le signore di Matteo, c’è la madonna renziana per eccellenza, Maria Elena Boschi. Tutte a fare corona al leader indiscusso, come berlusconiane qualunque… Il Fatto va giù duro, e Valeria Fedeli si indigna: “In questo caso l’articolo apre evocando immagini di gambe, tacchi a spillo e ballerine e le accusa di ‘civettare’, mentre per la Ministra delle Riforme si parla di ‘madonna’ per passare poi a descriverne il guardaroba. Insomma l’autore dell’articolo – osserva Fedeli – riesce a mettere insieme tutti i peggiori stereotipi sulle donne in un colpo solo!”. Dunque se prima era nel campo del centrodestra che l’avvenenza femminile giocava il suo ruolo in politica ora è nel campo avversario che si sposta la disputa estetica. Il velinismo cambia di segno. Diventa renziano e, come annotava Camillo Langone sul Foglio qualche giorno fa “se la giocano Monna Elena Boschi, arma di distrazione di massa che Renzi utilizza con disgustoso cinismo, e la Bacchiddu ultima ma non ultima arrivata, che probabilmente si usa da sola ma il risultato non cambia, sempre quello è: una violenta presa per il culo”.