L’Italia affonda, ma il sottosegretario montiano preferisce pensare alle nozze gay

Il Pil continua ad essere sotto zero. L’arrivo dei profughi aumenta al ritmo dell’800 per cento. Le riforme sono al palo. La corruzione dilaga. La disoccupazione è al massimo storico dal dopoguerra. Il Paese sta insomma andando letteralmente a rotoli, ma, per una parte del mondo politico, una delle prime emergenze nazionali continua a essere il mancato riconoscimenti giuridico delle coppie  gay. Ma vi pare una cosa seria? Al sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, evidentemente sì. Ecco la sua “accorata” denuncia: «In Italia c’è un ritardo incomprensibile, o troppo comprensibile, sul riconoscimento giuridico delle coppie di fatto e in particolare omosessuali che pone l’Italia a distanza dai principali Paesi europei. Personalmente penso che quando si arriverà ad un pieno riconoscimento del matrimonio paritario o di un’altra forma robusta sarà sempre troppo tardi».  Il membro del governo lamenta anche il fatto che la legge sull’omofobia, altro cavallo di battaglia degli apologeti dei “diritti civili”,  si è «arenata» in Parlamento.  E sulla stessa scia c’è da registrare anche il “ringraziamento” di Arcilesbica e Arcigay a Napolitano per il suo appello in favore della  promozione di «una cultura dell’inclusione e del rispetto di ogni differenza con iniziative adeguate ed idonee nella famiglia, nella scuola, nelle varie realtà sociali ed in ogni forma di comunicazione». Certamente il capo dello Stato non intende la lettura di romanzi pornografici gay ai ragazzi delle scuole come forma di educazione alla tolleranza. Ma per le associazioni omosex e per i loro sponsor politici ogni occasione è buona per imporre il nuovo canone ideologico del politically correct, una canone che non ha nulla da invidiare a quello dell’Inquisizione che fu. E sì, perché ci sarà pure un motivo se la legge sull’omofobia s’è «arenata» in Parlamento. E il motivo è che – così come la vorrebbero i nuovi Torquemada dei “diritti civili” – tale legge provocherebbe una seria limitazione alla libertà di pensiero: chi scrivesse un articolo contrario all’istituzione delle “nozze” gay, retenendole una cosa insensata, rischierebbe infatti di vedersi equiparato a coloro che istigano all’odio razziale. Il dato più sconcertante è che questa marea di inutili chiacchiere sta sommergendo il Paese proprio nel momento più buio della sua storia recente.