L’Europa volta le spalle alla sinistra. Terremoto a Parigi e Londra. La Merkel annaspa

È stato uno tsunami blu che ha travolto François Hollande. In Francia Marine Le Pen porta il Front National sulla vetta più alta conquistando il 26 per cento dei consensi e 24 seggi al Parlamento europeo, mentre l’Ump si ferma al 20 e il Partito Socialista subisce un tracollo epocale piazzandosi al terzo posto con un misero 13,9 per cento.  «È un risultato storico», ha commentato una trionfante Marine che ha saputo parlare alla pancia profonda del Paese e sconfiggere definitivamente la stanca vulgata che per anni ha dipinto il movimento come un pericoloso partito xenofobo e guerrafondaio. In alcune regioni il Front National supera il 50 per cento. «Se la Germania è diventata il cuore economico dell’Ue a causa dell’incompetenza e la debolezza dei nostri leader, la Francia è stata, è e resterà il cuore politico dell’Europa. E quindi ciò che succede in Francia prefigura ciò che succederà domani in tutti i Paesi europei: il ritorno delle nazioni, il ritorno dei popoli al tavolo dell’oligarchia che li ha traditi e disprezzati», ha  detto la grintosa Marine dal suo quartier generale a Nanterre, alle porte di Parigi.
Se si esclude l’Italia, il resto d’Europa ha voltato le spalle ai progressisti e il vento euroscettico ha scosso il Vecchio Continente invertendo equilibri consolidati. Se il Ppe resta il primo partito l’onda euroscettica conquista oltre 100 seggi. In Gran Bretagna l’Ukip di Nigel Farage è il primo partito aumentando di 13 punti rispetto al 2009: un vero e proprio terremoto per il Regno, «mai prima nella politica britannica un partito come il nostro è stato in testa», ha commentato a caldo Farage che vuole «non solo che la Gran Bretagna lasci l’Ue, ma anche che la stessa Ue lasci l’Ue». Anche Berlino non resta indifferente al verbo anti-Ue: la cancelliera Angela Merkel, dominus incontrastata della cabina di regia europea, tiene ma perde terreno rispetto a cinque anni fa quando sfiorò il 38 per cento. Con il 35 per cento di oggi segna il peggior risultato dal 1979. La vera novità di questa tornata viene da Alternative fuer Duetschland che nel 2009  non esisteva e oggi conquista il 7 per cento: per il giovane partito di Bernd Lucke, l’economista che ha raccolto i dissidenti delle politiche europee della lady di ferro, è un dato clamoroso. «Ci alleeremo con chi in Europa è critico con l’unione monetaria ed è costruttivamente critico sull’Ue». In Spagna si assiste al crollo del Partito Popolare al governo e del principale partito d’opposizione, il Psoe (che perdono rispettivamente 8 e 9 seggi), mentre gli esordienti “indignados” con il partito Podemos conquistano 5 seggi. Anche in Austria stupisce il balzo in avanti dei populisti del Partito della Libertà che sfiora il 20 per cento  (+7 rispetto al 2009) e passa da 2 a 4 seggi. In Danimarca è un vero e proprio boom per gli euroscettici: l’estrema destra di Danish People Party è il primo partito con il 23,1% mentre i socialisti democratici al governo si fermano al 20,5. Stesso schema per i Paesi Bassi dove il Ppv del populista Geert Wilders è il secondo partito con 4 seggi. In Finlandia guadagna terreno il partito euroscettico dei “Veri finlandesi” con il 13 per cento. In Polonia gli euroscettici conquistano il 7 per cento, in Danimarca il partito popolare anti-immigrati è saldamente primo con oltre il 23 per cento. In Grecia è Alexis Tsipras il vincitore incontrastato: le urne confermano l’avanzata del partito di sinistra radicale Syriza che conquista la leadership del Paese con il 26,7. Al secondo posto Nea Dimokratia (centrodestra) con il 22,8%. In Irlanda Sinn Fein conquista per la prima volta un seggio europeo con un 17%, in crescita rispetto al 10% registrato nelle ultime elezioni politiche.