Le radici, la storia, la bandiera: ecco perché Putin piace sempre di più

«La Russia chiede ai sostenitori filorussi della federalizzazione dell’Ucraina di rinviare il referendum dall’11 maggio a un periodo successivo creandone però le condizioni». Vladimir Putin attende il tardo pomeriggio, dopo l’incontro con il presidente dell’Osce Didier Burkhalter, per ufficializzare la posizione russa sulla crisi ucraina. Mantenendo fede ad uno stile ormai consolidato. Pugno di ferro in guanto di velluto. Se l’Occidente chiede che l’opzione militare sia definitivamente accantonata, il leader russo mostra disponibilità, ritira le truppe dal confine, auspica dialogo diretto tra Kiev e i ribelli, ma chiede tutela e attenzione per i russofoni dell’ucraina sud-orientale «affinché possano convincersi che i loro diritti legittimi saranno garantiti». Sarà probabilmente per questo motivo, sarà per questa sua capacità di essere flessibile e determinato al contempo che Putin sta scalando molto  velocemente le classifiche di popolarità e simpatia. Anche in Italia. Perché, diciamolo una volta per tutte, non se ne può più di questo u-ni-co-pen-sie-ro secondo il quale mister Obama è bello, buono, intelligente e democratico mentre il piccolo Zar è brutto, sporco, cattivo e ignorante. Non ci crede più nessuno alla vulgata dell’orso russo che fagocita popoli inermi. La Crimea sta a dimostrarlo. L’autodeterminazione non è una bestemmia. Come prima per Berlino. E prima ancora per  Danzica. Le radici, la storia, la bandiera sono la forza, sono il nutrimento di un popolo. Sono emozione. E sentimento. Che seppur talvolta conculcato, seppur talvolta sconfitto e vilipeso prima o poi riemerge. E sempre chiede il conto.  Vladimir Putin lo deve aver capito da subito. Dal primo mandato presidenziale. Si può essere d’accordo o in disaccordo con lui, si può dissentire su alcuni riferimenti culturali. Ma non si può negare che tutto il suo agire politico sia votato a ridare alla Russia il posto che le spetta sullo scacchiere internazionale. Fin dalla decisione, stranamente silenziata in Occidente, di far garrire nel tricolore russo l’aquila bicipite. Cioè la Santa Madre Russia che ritorna. Con l’aquila imperiale dei Romanov sulla piazza Rossa.