Le donne di destra e il vino: dai luoghi comuni ai nuovi costumi

Il vino, nettare degli dei che inebria l’animo… E se goduto in grandi quantità ottunde la mente e danneggia la salute. Sono passate ere geo-sociologiche da quel 1962 in cui gli occhi del mondo immortalarono la tavola presidenziale della Casa Bianca che Jacqueline Kennedy corredò con due bei calici di rosso d’annata: per generazioni di donne quello fu il momento che sdoganò mediaticamente, una volta per tutte, il binomio donna e alcol, inaugurando una nuova mitologia moderna del succo di Bacco. Che nel tempo, però, al di là delle nobilitazioni cinematografiche, delle sublimazioni eno-gastronomiche, dell’inflazione televisiva, ha offerto il fianco alle declinazioni peggiori del buon bere. Tanto che oggi studi recenti registrano, a colpi di emblematiche percentuali, un tasso d’incremento dell’uso e – ahinoi – dell’abuso alcolico. Soprattutto tra i più giovani e tra le donne.
Le abitudini femminili sono cambiate, modificando drasticamente costume e approccio culturale ed etico al mondo del vino: fino alla deriva odierna per cui, negli ultimi anni, il fenomeno “ubriacatura” è diventato di rilevanza sociale e non solo per i suoi aspetti positivi (donne sommelier, imprenditrici vitivinicole, manager impegnate sul fronte del marketing e finanziario dell’industria enologica di casa nostra), ma anche per le sue degenerazioni sociologiche e comportamentali: una per tutti le gare ad alzare il gomito fino a morire che intasano il web. Non sorprende, allora, che recenti studi sul tema hanno puntato proprio ad approfondire il problema dell’alcolismo declinato al femminile. Una questione su cui abbiamo chiesto un  parere a Paola Frassinetti di Fratelli d’Italia-An. «Ricordo – ci ha detto – quando alle elementari studiavo geografia: una delle note caratteristiche utilizzate per descrivere la città di Vicenza rimandava alla peculiarità di donne sedute al bar a bere vino. Questo per dire che era un’eccezione talmente inusuale da dover essere segnalata. Una piccola cosa che racconta però il costume dell’epoca e una morale corrente che oggi hanno lasciato il passo a convinzioni e abitudini diametralmente opposte. Il quadro si è capovolto: e se fino a ieri il bar era una realtà sociale ad esclusivo appannaggio maschile, oggi non è più così. E avendo la donna una vita sociale uguale a quella dell’uomo, questo vizio si è esteso. In più, sulle fasce giovanile agisce anche un impulso all’esibizionismo-bullismo sfrenato, che non può non passare anche attraverso l’ostentazione dell’abuso di drink, birre e quant’altro superi i tanti gradi».
«C’è stato un incremento dell’utilizzo alcolico delle donne che a mio parere va di pari passo con l’epidemizzazione del fumo», ha ribattuto a sua volta Alessandra Mussolini di Forza Italia. «Detto ciò – ha quindi aggiunto – distinguerei tra il bere esageratamente il vino e il fare un ricorso smodato ai superalcolici. Allora, sempre restando in ambito femminile, e parlando di moderazione nel consumo enologico, non posso non sottolineare positivamente il fatto che molte donne oggi abbiano imparato a degustare un buon bicchiere di rosso, un flute di bollicine, tanto che sempre più spesso accade che al ristorante la lista dei vini venga data a una donna piuttosto che al suo commensale maschile. Se parliamo di abuso invece il problema va riportato alla sua matrice inziale: oggi – ha concluso Alessandra Mussolini – non è smodato solo il rapporto con l’alcol. Il fatto che ci sono dei modelli e delle abitudini di vita che cambiano di continuo induce all’adozione di un modo di vivere sregolato che non riguarda, purtroppo, solo il bere».