L’atto “eroico” di Renzi: fa qualche metro a piedi. E la stampa “amica” si eccita

Tra ali di folla plaudente… anzi, no: festante… anzi, no: commossa… anzi, no: sognante. Che dramma dev’essere ogni giorno per i colleghi delle agenzie trovare il termine, l’aggettivo, più adatto. Quello che possa servire a meglio evidenziare il percorso del Matteo nazionale. Che santo ancora non lo è, anche se – a leggere i dispacci in questione – poco ci manca. Dicevamo il percorso.  Che, tecnicamente, di quello si tratta: “Renzi a piedi alla Direzione del Pd”; “Renzi rientra a piedi a Palazzo Chigi”. Quattro, cinque, sei lanci di agenzia per far sapere al mondo – presumibilmente basito – che il nostro giovane e aitante premier ha voluto cimentarsi nel duro tran-tran del pedone romano. Percorrere la ragguardevole distanza di trecento metri trecento dal Chigi palazzo del fu Enrico (Letta) all’ex convento del Nazareno di veltroniana memoria sede del partito. Il suo Pd. Giubilo. Matteo è svelto e deciso. «Stringe le mani e saluta i passanti»; s’ode distintamente un «forza presidente», «non mollare». Sorrisi compiaciuti e pollice verso l’alto levato: Gaudio. E sudore. Tanto sudore. Sudore di cronista che sbraccia, che s’affanna per piazzare il più vicino possibile a quelle labbra violacee (nel senso di fiorentine) il microfono, il telefonino, il registratore. Andata e ritorno. Stesso copione. Stesso codazzo. Stesso lancio d’agenzia. Senza il benché minimo dubbio. Senza paura di eccedere. Senza vergogna.