Lacrime, rose e ancora tanta rabbia : un corteo ricorda Fabiana, bruciata viva dal fidanzato un anno fa

Lacrime, tante lacrime. E poi la commozione legata al ricordo di una persona vittima della follia umana che diventa, in casi purtroppo sempre più frequenti, irrefrenabile furia sanguinaria. Erano centinaia i ragazzi che a Rossano hanno voluto ricordare, con un corteo silenzioso, nel primo anniversario dell’omicidio, Fabiana Luzzi, la sedicenne uccisa dal fidanzato, Davide Morrone, all’epoca anch’egli minorenne, che ne bruciò il corpo quando la giovane era ancora viva. Due famiglie precipitate nell’abisso più nero. È stato un momento caratterizzato da una forte partecipazione emotiva, con tanto di malori e svenimenti per molti dei ragazzi partecipanti, tra cui una delle tre sorelle di Fabiana, Marika, soccorsa dai sanitari del 118. In testa al corteo, partito dall’istituto tecnico commerciale, la scuola frequentata da Fabiana, uno striscione con una frase ripresa da “Canzone per un’amica”, di Francesco Guccini: «Vogliamo ricordarti com’eri, pensare che ancora vivi. Vogliamo pensare che ancora ci ascolti, che come allora ci sorridi». Quando sono arrivati i genitori di Fabiana, Mario e Rosa Luzzi, i ragazzi gli si sono fatti intorno e li hanno abbracciati. La commozione, a quel punto, è stata incontenibile e nessuno è riuscito a trattenere il pianto.

In mattinata i genitori di Fabiana avevano ricevuto a casa la visita del prefetto di Cosenza, Gianfranco Tomao, che aveva rinnovato loro la sua solidarietà. Ogni ragazzo aveva una rosa bianca in mano e un nastrino bianco attaccato. Un giovane, posizionato all’inizio del corteo, portava in mano un bouquet di rose bianche, che è stato lasciato nel punto in cui, nell’immediata periferia di Rossano, la sedicenne fu uccisa dal fidanzato, Davide Morrone, oggi diciottenne, condannato in primo grado a 22 anni di reclusione. L’uccisione di Fabiana, accoltellata e bruciata viva a soli 16 anni, suscita la stessa rabbia e la stessa commozione di un anno fa. Rabbia e commozione per quella violenza travestita da amore. Poi le parole, pesanti come un macigno, di Mario Luzzi. «L’assassino di mia figlia – ha detto il padre di Fabiana – dovrebbe stare in carcere per tutta la vita, così come tutti quelli che hanno commesso crimini di questo genere».