La vera scommessa politica è nella capacità di intercettare il dissenso

Non solo il voto al Pd di Renzi. Anche la partecipazione al voto è stata superiore alle aspettative. Due fattori che hanno mandato in evidente  confusione i sondaggisti. E che hanno prodotto le sorprese maggiori. L’Italia è stato il paese dell’Unione dove si è votato di più. Anche se il raffronto con le politiche dell’anno scorso è impietoso: meno 17 punti percentuali. Più del risultato della stessa Forza Italia. Il dato da tenere a mente è anzitutto la polarizzazione dello scontro Renzi-Grillo. Il derby «Speranza» contro «Rabbia»  e l’arrancare di un Berlusconi mai domo (anche se azzoppato dalla nota sentenza), ha compromesso la visibilità degli altri contendenti. Fatta eccezione per la Lega di Salvini che, cavalcando la protesta nei confronti dell’euro, ha fatto segnare dati lusinghieri in tutto il Nord. Una polarizzazione cercata, voluta da Renzi e dai suoi strateghi e accettata da Grillo al grido di «o noi, o loro». Cosicché tutti quelli che hanno avuto paura delle scempiaggini e degli anatemi del comico genovese – anche tanti che in precedenza l’avevano premiato – hanno trovato naturale rifugio in questo Pd renziano, senza angoli, senza iperboli: quasi fosse stata riesumata la vecchia e cara Dc. Fermo restando che parte dei delusi, dei nauseati, anzitutto di quelli che tradizionalmente votavano a destra ha, stavolta, allargato a dismisura l’area del non voto. Area dove stazionano oggi, in attesa evidente di proposte interessanti, non meno di 10 milioni di potenziali elettori. Quelli che non c’hanno creduto. Quelli che non ci credono più. Quelli che si sono stancati. Che sono rimasti a casa o sono andati al mare. A tutti costoro, oltre che a quanti hanno partecipato, i responsabili più avveduti e sensibili di quello che fu il Centrodestra trionfante degli scorsi anni dovranno trovare il modo di rivolgersi. Da domani. Predisponendo, senza presunzione o ostracismi, una piattaforma politico-programmatica chiara e semplice. E lavorando per farsi trovare pronti al prossimo appuntamento. Con un’offerta elettorale intrigante e migliore. Non disdegnando le novità. E neppure qualche faccia nuova. Perché la luna di miele col Pd non durerà per sempre.