La “vendetta” dell’Unità: anche Piero Pelù incontrò nel 1995 il venerabile Gelli

Piero Pelù ha puntato l’indice contro Matteo Renzi bollandolo come “boy scout di Gelli”? Puntuale, è arrivata la “vendetta” dell’Unità che, nonostante lo stato di agitazione e il conseguente sciopero per i tagli annunciati, ha ricordato in un articolo online che anche il rocker fiorentino ha varcato la soglia di Villa Wanda e ha incontrato il Venerabile capo della P2. L’episodio risale al 1995, quando la band dei Litfiba si trovava nella zona di Arezzo e Pelù, mosso da curiosità, suonò con i suoi colleghi al cancello della residenza di Gelli e venne ricevuto dal padrone di casa. Dinanzi al grande vecchio accusato di essere il regista di tutte le trame oscure del dopoguerra, Pelù – come racconta lui stesso – fu preso dal panico: “Mi ha preso il panico, devo ammettere. Che cosa gli dico ora, mi sono detto tra me e me? Io non sono un giornalista, non sono un detective e non sono neanche Piero Chiambretti che è sempre informatissimo… – recitano le parole di Pelù su un articolo del Corriere della Sera che ricostruisce l’evento – In fondo quel che so è che era capo della P2 in collusione con l’ “Italia nera”, complice la Democrazia cristiana. E siccome Gelli mi è apparso molto sospettoso io, che mi ero autoinvitato a casa sua, non me la sono sentita di apostrofarlo chiaro chiaro con uno: “Scusi, ma di quella bomba, che cosa mi racconta”?». Ovviamente da quell’incontro non arrivarono parole risolutive su nessun buco nero della recente storia italiana: Gelli si limitò a tessere le lodi di Giulio Andreotti e a dire che l’Italia avrebbe svoltato a destra. Quando si dice la banalità dei “grandi vecchi”…

L’entourage di Renzi accusa Pelù di avere parlato contro il premier per antiche ruggini personali dopo il fallimento “come ben pagato curatore dell’Estate fiorentina”. Ma il rocker ha voluto mettere i puntini sulle i: “Quell’incarico l’ho lasciato di mia iniziativa nel 2007 mentre Renzi usava milioni di euro pubblici della Provincia Fiorentina anche per fare manifestazioni che duravano pochi giorni”. La guerra di Piero, a quanto pare, continua.