La storia della Comit. Quando la banca faceva “mutua assistenza”

Nel dicembre del 2002, dopo una serie di manovre finanziarie, usciva di scena la Banca Commerciale Italiana. La vecchia Comit, la prima banca italiana, uno dei principali istituti creditizi del Paese veniva cancellata dal listino di Borsa e assorbita in Banca Intesa. Dall’aggregazione nasceva un gruppo più forte, in grado di competere sui mercati interni e internazionali. La storia della Comit, il cui marchio era conosciuto in tutto il Mondo, è una storia particolare. Una di quelle storie che si scolpiscono nella cultura mutualistica del nostro Paese. Quando la banca fondava sul principio della “mutua assistenza” la sua ragion d’essere, quando l’economia reale veniva prima della finanza speculativa e si sostenevano imprese, famiglie, circuiti produttivi della cui utilità l’Italia si è giovata nei decenni, soprattutto in epoca di ricostruzione postbellica. La forza  espansiva e la capacità di tenuta nella sfera creditizia, la Comit se la era guadagnata anche attraverso i suoi funzionari, quei dipendenti sparsi in ogni angolo del Paese, espressione  di una cultura bancaria aperta, competente, pronta ad immergersi nei problemi del cliente al fine di soddisfarne le esigenze. Niente a che vedere con il modello burocratico, ministeriale, persino distaccato che oggi, il più delle volte, si respira allo sportello. Di questa cultura e di questo modello di governo e gestione del credito si torna a parlare nel raduno degli ex dipendenti della Banca Comerciale Italiana a Bellaria. Riuniti nella associazione “Amici Comit – Piazza Scala” da  un paio di anni, si sono dati appuntamento nella ridente località dell’Adriatico, per rinverdire i fasti di una esperienza che non può essere cancellata. Non solo, ancor oggi, a distanza di dodici anni dalla fusione, molti di loro sono  alle prese con gli strascichi di quella operazione. Ci sono contenzioni complessi e delicati ancora aperti. La messa in liquidazione del Fondo pensioni integrativo della Comit, scaturita da una presunta condizione di deficit strutturale, ha penalizzato molti dipendenti privandoli di quanto era loro dovuto. Ironia della sorte, non molto tempo dopo, si è scoperta una plusvalenza di circa mille miliardi sulla vendita del patrimonio immobiliare dell’istituto. Della vicenda ancor oggi se ne sta occupando la Magistratura, con  giudizi non sempre uniformi. Come pure del fondo sanitario di cui godeva il gruppo , capace negli anni di accumulare consistenti riserve. Insomma, siamo passati dai fasti del passato  ai guasti del presente. E’ la storia della Comit, una storia tutta italiana.