La Francia vuole fare diventare l’aborto un «diritto internazionale». E chiede l’intervento dell’Onu

Fare dell’aborto un «diritto internazionale» e del rifiuto a eseguirlo «una violazione della legge umanitaria internazionale». È la battaglia che la Francia sta conducendo all’Onu, dopo che in gennaio ha approvato una controversa legge nazionale che fa dell’interruzione di gravidanza «un diritto» per cui non è richiesta altra condizione che la volontà della donna.

A dare notizia del pressing di Parigi sull’Onu è stato il Foglio, parlando di «moratoria contro la vita». Dei paletti sono stati posti da Ban Ki-Moon, che venerdì incontrerà il Papa. Alle richieste dell’ambasciatore francese Gérard Araud, il segretario generale delle Nazioni Unite ha risposto che la discussione sull’interruzione di gravidanza «richiede ulteriori ricerche e informazioni». Ma il fronte abortista può contare sull’appoggio degli “apparati”. «La strategia francese trova sostegno presso le agenzie del Palazzo di Vetro», ha spiegato il Foglio. In prima fila viene posto il Fondo per la Popolazione, che per perorare la causa ha chiesto che la concessione degli aiuti ai Paesi in via di sviluppo sia subordinata alla «istituzione del diritto fondamentale all’aborto». Poi c’è la Commissione contro la tortura, la cui vice presidente Felice Gaer ha tentato di far passare le posizioni del Vaticano a difesa della vita come una forma di «tortura psicologica». Il Foglio riporta le parole dell’avvocato britannico pro-life, Paul Coleman, secondo il quale quello in atto «è un tentativo di creare un diritto all’aborto», nella cornice del diritto internazionale. «È una delle tendenze principali in questo momento, ci sono molti documenti in discussione all’Onu in cui le definizioni “salute e diritti riproduttivi” e “salute e diritti riproduttivi sessuali” appaiono costantemente», ha riferito il legale, ricordando che questo è solo l’ultimo affondo di un’aggressione alla vita iniziata nei primi anni Novanta, con la conferenza del Cairo.