La discarica sull’acquedotto pugliese: un attentato alla salute con il benestare di Vendola

Sulla discarica di Corigliano d’Otranto, nel basso Salento, nessuno più ha voglia di scherzare, tranne Vendola, che non se ne cura affatto. Non si scherza con la salute degli abitanti di tutta la zona, dove la percentuale dei tumori è la più alta d’Italia. Tutti conoscono la realtà, anche il governatore, ma Vendola nulla ha fatto per dire no all’impianto di stoccaggio dei rifiuti posizionata proprio sopra la falda acquifera che alimenta l’Acquedotto pugliese: il che vuol dire alterazione a avvelenamento delle acque sicuri. L’impianto di raccolta dell’acqua più esteso d’Europa è diventato una poderosa macchina clientelare nelle mani dello “zar di tutte le Puglie”. Grida vendetta il via libera all’impianto di stoccaggio dei rifiuti, che vede interessato il Gruppo Marcegaglia, la Regione Puglia e l’Ente AQP ( di cui la Regione detiene l’intero pacchetto azionario), eppure la grande stampa chissà perché lo ha sempre sottovalutato. Ad accendere i riflettori sulla vicenda che richiama, al solito, interessi economici e intrecci politici è ora Fratelli d’Italia- Alleanza Nazionale con Tiziana Montinari, che è la referente territoriale Lecce e provincia del dipartimento Tutela delle vittime. «La nostra terra è diventata una macchia di veleno». Non solo Taranto, dove c’è llva, non solo Brindisi, dove c’è la centrale di Cerano, ma anche «i 14 comuni della provincia di Lecce rischiano grosso, chiedono provvedimenti d’urgenza. Noi abbiamo sollecitato provvedimenti incisivi e non abbiamo intenzione di mollare, coadiuvati da nuovi studi medici che ci dicono che la situazione potrebbe degenerare. L’apertura della discarica – prosegue la Montinari –  rischia di compromettere la salute dell’80% della popolazione salentina».

A poco sono servite le diffide presentate dal  Coordinamento civico, rete di oltre 40 associazioni, tra cui la Lega italiana lotta ai tumori e Federconsumatori. A poco o nulla è valso il parere incontrovertibile del Cnr, che ha deliberato che «perseverare nel progetto della maxi-discarica sarebbe inumano e mostruoso: l’inquinamento della falda da percolato è più una certezza che un rischio». A nulla è servita la dimostrazione che la discarica  è in contrasto con il Piano di tutela regionale delle acque. ex delibera  n. 883 del 19 giugno 2007. «Si è proceduto con l’escamotage della “deroga ad ogni vincolo”», spiega la Montinari, «che ha reso possibile anche scavalcare le previsioni normative». Il percolato – il  liquido che si origina dall’ infiltrazione dei rifiuti derivanti dai processi biologici e fisicochimici all’interno delle discariche – andrà direttamente ad inquinare le acque, «proprio per le caratteristiche morfologiche del Salento, posizionato su un immenso lago di acqua dolce che attraverso le “vore” subisce  un naturale processo di filtraggio ad opera delle rocce. Tutto questo chiama in causa la responsabilità di Vendola, della sua giunta, quasi tutta di Sel, dell’assessore all’Ecologia, Nicola Nicastro, che tenta di rassicurare che i rischi saranno minimi e controllati. Ma la questione è un’altra, perché da più fronti era venuta la richiesta di trovare soluzioni alternative tra la sicurezza delle falde acquifere dell’Acquedotto pugliese e la questione dello smaltimento dei rifiuti». Del resto Vendola era già finito nel mirino della Corte dei Conti, che nella sua relazione del maggio 2012 sulle cose di Puglia rilevava tra l’altro: «Sui bilanci dell’AQP pesano la minaccia di un indebitamento crescente, oltre ad alcuni dubbi espressi sul processo decisionale e sulla governance dell’Acquedotto». Ora si capisce cosa significva opporsi alla privatizzazione delle acque, perché l’acqua è un bene di tutti, come dicevano certi finti paladini della cosa pubblica al tempo del referendum… Ma ora non si può più scherzare sulla pelle dei cittadini. Fdi sta iniziando un’opera di informazione capillare su tutto il territorio, visto che in Consiglio solo il centrodestra si è opposto alla scellerata delibera.