Infiltrazioni della camorra in Toscana: 18 arrestati (anche due poliziotti)

Le Squadre Mobili di Caserta e Firenze, coordinate dallo Sco, hanno eseguito l’arresto di diciotto persone, alcune ritenute legate al clan dei Casalesi, coinvolte in un’inchiesta della Dda di Napoli (i provvedimenti sono stati emessi dal Gip Tullio Morello su richiesta dei Pm Cesare Sirignano, Antonello Ardituro e Alessandro Milita, coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli) su infiltrazioni della camorra in Toscana, che vede coinvolti anche due poliziotti in servizio alla Presidenza del Consiglio e alla Camera dei deputati. I reati contestati, a vario titolo, sono associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, detenzione di armi, estorsione, traffico e spaccio di stupefacenti. Dalle indagini è emerso che un gruppo di imprenditori provenienti dalla zona di Gricignano d’Aversa (Caserta), da più di trent’anni in Toscana (in particolare insediatisi in Versilia), erano ormai diventati un punto di rifermento per gli affari illeciti del clan dei Casalesi, in particolare delle famiglie camorristiche Schiavone, Iovine e Russo: fornivano supporto logistico, agevolavano la latitanza degli affiliati, anche di quelli di caratura. Grazie a loro, il clan è riuscito a introdursi nel tessuto economico di quella regione espandendo la sfera dei proprio interessi ed investendo ingenti capitali in attività commerciali e imprenditoriali. Tra quelle illecite non mancava l’estorsione: gli imprenditori vessati usavano chiamare gli emissari e i referenti del clan con gli appellativi di “Russia” e “Germania”. Le richieste in denaro variavano dai 3mila ai 10mila euro (in un’occasione la richiesta del pizzo ha toccato addirittura i 40mila euro). A svolgere il ruolo di collettore tra il clan e le vittime era l’imprenditore Stefano Di Ronza (indicato anche da alcuni pentiti), che raccoglieva le tangenti e poi provvedeva a versarle nelle casse del clan.
I due agenti – Franco Caputo, napoletano di 56 anni, e Cosimo Campagna, 57 anni, originario di San Pancrazio Salentino (Brindisi) – posti agli arresti domiciliari, sono accusati di avere rivelato informazioni coperte da segreto istruttorio: al poliziotto in servizio presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri (Ufficio tecnico logistico gestionali) viene contestato di avere fornito a persone indagate, ritenute affiliate al clan dei Casalesi, informazioni su attività di intercettazione nei loro confronti. Secondo gli inquirenti, avrebbe anche reso informazioni segrete a politici, imprenditori e alte cariche di apparati pubblici, dati che carpiva anche da altri uffici e da colleghi per poi comunicarle all’esterno. Al poliziotto in servizio presso la Camera dei deputati (Ispettorato generale di Ps) viene contestato di essersi introdotto illecitamente nella banca dati per verificare i precedenti penali di una persona e acquisire informazioni su eventuali procedimenti penali e indagini nei suoi confronti. Le accuse nei loro confronti sono il favoreggiamento e la rivelazione di segreto. Le indagini sui due agenti, secondo indiscrezioni, potrebbero incrociarsi con la vicenda degli appalti dell’Expo che vede coinvolto l’ex ministro Scajola.